Un affresco della musica anni ’90

Nella Città della Musica, sabato 3 febbraio, l’atteso appuntamento con un concerto esclusivo: sul palco del Teatro Rossini, TeatrOltre propone Mauro Ermanno Giovanardi (Joe), storico leader del gruppo La Crus, con il tour che prende il nome dal suo ultimo disco “La Mia Generazione”, un racconto degli anni 90 attraverso una serie di brani iconici. Con lui anche Ginevra Di Marco degli storici CSI, Mara Redeghieri ex frontwoman degli Üstmamò, Cristina Donà da sempre legata a un doppio filo con i La Crus, e Rachele Bastreghi voce dei Baustelle.

Un affresco importante degli anni 90?

<Un affresco esattamente, un omaggio perché era proprio questa l’idea con qui ho affrontato disco: un omaggio sincero, dove ho messo la mia voce a disposizione di quella stagione, cercando di fare la cosa più onesta, niente a che fare con la retorica e la nostalgia, ma con l’intenzione di farne un racconto.>

Nel disco nessuno canta la propria canzone, una scelta curiosa di condivisione?

<Assolutamente, anche per sottolineare l’unità della scena che c’era davvero, mi sembrava più interessante, meno scontato e più divertente far cantare degli ospiti.>

Qualcuno dice che l’italiano non è una lingua adatta al rock: la vostra storia lo smentisce

<E’ vero che l’inglese è un po’ più malleabile, ma questa generazione ha fatto in modo di far capire che si possono fare dischi anche in italiano. Direi che è il frutto di una “congiunzione astrale”, quelle che fanno nascere delle piccole rivoluzioni. Tre gli elementi che ce lo hanno permesso: anche se scimmiottavamo le produzioni inglesi riuscivamo a farci capire; le major hanno intuito il grande respiro che poteva avere questa musica ed infine un pubblico di ventenni orfano di gruppi che cantassero nella propria lingua.>

Il suo è un omaggio non nostalgico, ma non pensa che venga un po’ di nostalgia a chi ascolta?

<Vorrei evitarla, nel senso che ho cercato di scansare la retorica per fare un disco che non fosse un disco di cover. Ci avrei messo una settimana a fare un cd di cover. Se fosse stato un disco di inediti ci avrei messo 6 mesi. Per questo album ci ho messo un anno. Certo, forse in chi ascolta è inevitabile scatenare ricordi.>

Come si è mutata poi la scena musicale italiana?

<Semplicemente si è inevitabilmente trasformata. Se un ragazzo di 20 anni oggi deve raccontare la Società in cui vive è diverso dalla società in cui vivevamo noi. Bisogna iniziare a fare un distinguo tra il pre e il post internet: la Società è cambiata e la musica pure.>

Difficile fare paragoni quindi?

<Per noi, fare determinata musica era anche schierarsi da una parte o dall’altra. Ora non c’è più nemmeno una destra o una sinistra in politica! Non esiste più l’indi, è tutto un calderone. La nostra generazione viveva forse dei rigurgiti della rivoluzione, una musica come appartenenza e voglia di cambiare le cose. Culturalmente è stata una roba potente.>

Meglio soli che male accompagnati?

<Domanda trabocchetto questa? Sì comunque, i grandi amori non meritano mediocrità, quindi meglio soli. Quando una storia finisce artisticamente, la cosa più orrenda e assurda che si possa fare è tenerla in vita per forza. Non è più arte quella.>

Sul palco del Teatro Rossini di Pesaro anche una band di talentuosi musicisti come Marco Carusino (chitarre), Lele Battista (tastiere), Alessandro Gabini (basso) e Leziero Rescigno (batteria).

Il concerto di Pesaro è proposto nell’ambito di TeatrOltre e Klang altri suoni altri spazi, su iniziativa del Comune di Pesaro con AMAT e in collaborazione con il Loop

Info: Teatro Rossini 0721 387621. Inizio concerto ore 21.

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