Corpus Pasolini: un poeta civile

Teatri d’Autore accoglie, giovedì 22 marzo al Teatro Tiberini di San Lorenzo in Campo, l’ultimo laovro di Giorgio Felicetti, Corpus Pasolini. Il corpo di un poeta civile. Uno spettacolo sull’intera opera di Pier Paolo Pasolini, definito da Felicetti, artista totale, curioso, eclettico, genio nel cinema, nella poesia, nella narrativa, nella saggistica, nella critica, dalla impressionante lucidità, al limite della veggenza, che della diversità e dell’emarginazione ha fatto la sua poetica. Le musiche più care al poeta sono eseguite dal vivo, con effetti sonori, come un sogno dentro un sogno, fatto di immagini, narrazioni, preziose parole e videoproiezioni poetiche”. In scena con Felicetti: Federico Bracalente (violoncello), Roberto Butani (apparizioni) e Giorgia Basili (video).

Felicetti, attore, autore, regista, sceneggiatore: la sua ricerca spazia su più fronti?

<Mi definisco “un fabbricatore di teatro”. Per fare teatro bisogna essere molto duttili, per cui la mia ricerca si sta spingendo verso un teatro di cui sono autore. Mi piace scrivere e, alcune storie importanti, nascono proprio dalle marche come paradigma di un intero paese. Come diceva Tolstoj “parlami del tuo paesello e mi racconterai il mondo”.>

Come Vita d’Adriano e Mattei Petrolio e Fango?

<Esattamente e posso anticipare che anche il prossimo lavoro partirà dalle Marche: racconterò del terremoto. Ho già fatto un’anteprima a Fiastra. Credo si intitolerà “la terra tremano”, perché racconta dei tanti terremoti dell’esistenza in ognuno di noi.>

Che cosa significa affrontare l’opera di Pasolini?

<Per farlo mi sono preso l’onere e l’ambizione di incarnare il poeta, farmi “corpo” del poeta, perché il corpo è sempre al centro dell’opera pasoliniana: corpo della nazione italiana, corpo della madre, corpo dei ragazzi di vita (la meglio gioventù), corpo di attore. Sarà un continuo entrare e uscire dal corpo pasoliniano. La sua opera è immensa, è come un moderno Leonardo da Vinci: poesia, pittura, cinema, teatro, saggistica, critica, musica. Penso a lui come a una sorta di regalo che la natura ha voluto fare al nostro paese.>

Ricostruire la sua vita per narrare una “disperata vitalità”?

<In Pasolini vita e opera sono inscindibili, tutto ciò che lui vive è fonte di scrittura e viceversa, è quasi impossibile staccare il personaggio dall’opera. Non dimentichiamoci che stiamo parlando di quello che, per certi aspetti è mito della cultura italiana, conosciuto in tutto il mondo.>

La sua figura ha destato anche non poco scandalo…

<Certo, per la sua “pericolosa” omosessualità…Per questo ho concepito un viaggio negli inferi accompagnato dalla parola pasoliniana, verso le viscere della nostra Società. Credo se ne esca purificati e con un disperato bisogno di bellezza: alla fine viene fuori un inno disperato, ma anche gioioso, alla vita e alla ricerca della bellezza. “La straziante bellezza del creato”>

Come sempre il suo lavoro è particolarmente rivolto anche ai giovani?

<Soprattutto a loro! E’ di una stridente, pazzesca attualità ciò che scriveva: tutto questo porta a capire come abbia potuto inventarsi una nuova grammatica per spiegare il cambiamento antropologico a cui andavamo incontro. Parole come “il palazzo”, “i capelloni”, “la piazza”, nella distinzione tra sviluppo e progresso. E’ una sorta di viaggio pedagogico nel mondo pasoliniano: per lui stesso i giovani erano gli interlocutori privilegiati, come la parte più sana della nostra Società.>

Alle ore 18.30, presso la Sala dell’Oratorio l’Aquilone di San Lorenzo in campo, prestigioso incontro per Scuola di platea, con il professore e poeta contemporaneo Gianni D’Elia, che introdurrà lo spettacolo con un intervento intitolato L’eresia di Pasolini. L’ingresso all’incontro è gratuito.

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2 thoughts on “Corpus Pasolini: un poeta civile

  1. Bello scritto sulla grande intuizione di Pasolini (circa 50 anni fa) sulla fine di tutti i dialetti. PPP pensava alla prevalenza di un lingua italiana media culturalmente borghese. Con l’arrivo dell’informatica e dei social è avvenuta invece una nuova mutazione, una nuova lingua fatta di poche parole italiane, americanismi e acronimi. Lo potremmo chiamare un nuovo dialetto di tecnologia globalizzata.

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