Mara Redeghieri: te ne accorgerai…

Canzoni anarchiche, di lotta e di resistenza: Playlist propone, questa sera alle 21, alla Chiesa dell’Annunziata di Pesaro, Mara Redeghieri, storica cantante nel Gruppo Ustmamò, con Attanadarà. Sul palco anche Nicola Bonacini al contrabbasso e Lorenzo Valdesalici alle chitarre.
Per questa occasione il concerto di Playlist Pesaro è stato organizzato in collaborazione con Periferica – Associazione Culturale e ANPI “Città di Pesaro”.
Attanadarà significa “te ne accorgerai!” nel dialetto dell’alto appennino reggiano, una minaccia verso chi non vuol vedere o non vuol sapere che il presente di tutti è proprio quello di queste vecchie canzoni. In scaletta una selezione di brani che ripercorrono i capisaldi di questa gloriosa tradizione canora contro le corrotte e assetate caste politiche e contro le estreme conseguenze in cui regimi scellerati gettano intere popolazioni.

Da dio valzer a Attanadarà: come è nato questo percorso fatto di canti dedicati alla lotta, alla speranza e alla fede?
«Dopo aver lasciato gli Ustmamò ho vagato un po’ per ritrovare un porto sicuro, delle cose importanti da dire e la comunanza con persone con cui condividere tutto questo. Una ricerca non semplice dopo gli anni di fratellanza con il gruppo, ma nel 2009 l’incontro con Lorenzo e Nicola ricuce finalmente il filo conduttore».

Un anno importante il 2009?
«Sì, dopo otto lunghi anni di peregrinazioni e ricerche, con Lorenzo Valdesalici ed il padre Benedetto, mio mentore dall’inizio della storia con Ustmamò, riprendo a frequentare e a studiare l’intreccio magico tra musica popolare e impegno politico. Il fascino glorioso ed umile che da secoli raccoglie e racconta vicende di vita vissuta e vera, senza pretese intellettuali, la necessità intrinseca di trasformare in canto il dolore delle proprie tribolazioni, come nel blues e nei canti di mondine. Il racconto del popolo che dal basso, reagisce alla propria infima condizione ed attraverso il lamento tragico e disperato raccoglie forze e si ribella, raccontando come sia possibile non cedere ad un oscuro e scellerato destino».

Un messaggio semplice e diretto?
«Sono fiera di interpretare nel 2019, canti che hanno fatto la differenza, un pezzo di storia cruda ed illuminante. Dentro le loro parole la storia della civiltà si ripete ciclica. Nel concerto canti anarchici e storie contemporanee si allineano perfettamente: “il Galeone” (1967) dell’anarchico Belgrado Pedrini diviene un inno dedicato alla tragedia dei nostri naufraghi nel Mediterraneo».

“Te ne accorgerai”: di cosa dobbiamo accorgerci oggi?
«Che le cose non cambiano: la meraviglia della musica popolare è il racconto di una saga che si svolge dal primo giorno dell’uomo sulla Terra. La razza umana ha dentro di sé il gravissimo germe della smania di potere e di guerra: siamo quindi costantemente chiamati a dimostrare, indicare esattamente da che parte stiamo. Non solo a livello universale, ma personale. Schierarsi è obbligatorio, i canti anarchici lo dimostrano in versi poetici e profondi».

Tiene ancora legami con l’ambiente musicale degli anni ‘90: Ferretti, Canali, Ustmamò
«Gli anni 90 hanno avuto molto da dire: la creatività e l’arte sono le maniere più gioiose ed intelligenti di fare politica. Con loro ho rapporti sereni: non è una storia finita, ma le cose vanno avanti e si trasformano».

Talent show, trap: manca poesia nella musica di oggi, rispetto ai tuoi esordi?
«È una questione di spostamenti di pesi: gli anni ’90 avevano solo tv, radio e giornali di musica. Poi si è sfociati in un’era digitale: la rete parla, fa musica ed è un altro modo di comunicare, di fare cultura. Se vai a cercare, quello che vuoi lo trovi. Per me la poesia non è mai finita, non muore: muoiono gli esseri umani, la creatività no. La nostra intelligenza deve agganciarsi alle cose che riteniamo importanti e guardare avanti».

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