Accorsi cavalier errante a Urbino

Con “Giocando con Orlando – Assolo. Tracce, memorie, letture da Orlando furioso di Ludovico Ariosto secondo Marco Baliani”, Stefano Accorsi trova il modo di confrontarsi, in maniera appassionata e ironica, con le parole immortali dell’Ariosto. Lo spettacolo sarà venerdì al Sanzio di Urbino e sostituisce “La favola del principe che non sapeva amare” la cui produzione è stata sospesa con conseguentemente annullamento dell’intera tournée. Una versione speciale dell’Orlando rispetto alla precedente, che rientra nel progetto dedicato ai grandi italiani.

La favola del Principe: un lavoro che ha richiesto molto tempo?

<Più che molto tempo ci siamo resi conto, ad un certo punto, che avremmo avuto bisogno di più tempo: queste sono le incognite di testo non teatrale. Non ci sentivamo pronti per presentarlo al pubblico, soprattutto dopo le precedenti esperienze così belle.>

A Urbino sarà un cavaliere errante che parla d’amore e di follia?

<Questa è un’altra versione con più spunti ironici, la prosecuzione di quella insieme a Marco Baliani, un monologo molto agito e molto narrato. Non solo Orlando e Angelica, ma anche Ruggero e Bradamante: amori che si inseguono. Orlando si è fatto un’idea di Angelica molto vaga e lei, fuggendo dai vari tentativi di approccio alla fine si innamora di Medoro. E’ uno spettacolo sui quanti nomi diamo alla parola amore, alcuni giusti ed altri a volte, un po’ meno…>

Un racconto che intreccia passato e presente: emozioni e sentimenti non sono mai cambiati?

<Sicuramente: credo che l’amore forse più di qualunque altro sentimento è veramente composto da una serie di elementi che hanno a che fare con noi stessi più che con l’altra persona, con la nostra sfera intima e profonda che ha a che fare anche con la nostra infanzia, i nostri primi mesi di vita. Per questo è una “cosa” difficilmente interpretabile. Senza utilizzare la psicologia, questo spettacolo parla anche di questo.>

Pensa si sia persa l’abitudine all’ascolto del racconto?

<In realtà secondo me, questo è il vero teatro: questa forma di teatro me la sento molto giusta, per il mio modo di essere attore, narratore, personaggio, sempre raccontando una storia. Soprattutto in questo caso, il teatro necessita di una grande partecipazione del pubblico.>

Scatenare l’immaginazione?

<Quando lanceremo l’ippogrifo ognuno si immaginerà il suo: questo rende il pubblico particolarmente attivo. La narrazione è da sempre molto coinvolgente, attiva la sospensione dell’incredulità, suscita emozioni vere: questa è la grande potenza di quel luogo incredibile che è il teatro.>

Un progetto molto intenso che va dall’Ariosto al Boccaccio per terminare con lo cunto de li cunti di Basile: come è nata l’idea di affrontare questi grandi autori

<Feci una lettura al Louvre dell’Orlando e mi ero così entusiasmato a raccontarlo a vedere come il pubblico entrava in questo tipo di narrazione: è sempre bello sentirsi raccontare una bella storia.>

Ora state girando con due spettacoli: ma non è difficile cambiarli ogni sera?

<Le cose facili non ci piacciono (ride), anche questo fa parte del mestiere di attore. Addirittura il progetto completo prevede, il prossimo anno, una residenza per ogni città dove presentarli tutti e tre!>

Cinema, Teatro e Tv: non si fa mancare nulla?

<“Made in Italy” sta andando fortissimo e il 14 esce il film con Muccino. In realtà il cinema è il mio primo amore, ho scelto questo mestiere perché amavo il cinema: oggi non riuscirei a fare a meno dell’uno o dell’altro e così li alterno.>

 

Per informazioni 071 2072439 – 0722 2281

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