AL: spontaneità e poesia

Sul palco della chiesa della Maddalena, mercoledì 11 e giovedì 12 settembre ad HangartFest si esibisce una formazione tutta pesarese in “AL”, creazione della coreografa e danza-terapeuta pesarese Monica Miniucchi, che porta in scena le difficoltà della malattia con il sorriso dell’amore. “AL” è il risultato di un percorso laboratoriale, da cui è stato tratto il nome di “LaRCo” laboratorio di ricerca corporea, in cui è avvenuta una “trasformazione” che ha modificato il modo di pensare la malattia: l’incertezza si è trasformata in leggerezza. Monica Miniucchi arriva dalla danza contemporanea, e, oltre a proseguire la sua attività di coreografa, insegna e tiene seminari di tecniche di espressione corporea, improvvisazione, danzamovimentoterapia e teatrodanza. Al termine della performance di giovedì è previsto un dialogo tra il direttore artistico del Festival Antonio Cioffi e Monica Miniucchi. Interverrà nella conversazione il neurologo Francesco Lalli, dal 2003 a capo dell’Unità Valutativa Alzheimer di Pesaro.

Danzatrice e coreografa, quale è stato il suo percorso per giungere alla danzaterapia?

«È stato lungo: ho iniziato con la classica e poi sono passata alla contemporanea e c’è stato mio periodo americano con la fortuna di studiare con il “gotha” della danza americana contemporanea (Martha Graham, Merce Cunningham, Alvin Ailey di New York e Royal Academy di Londra). Ma poi mi sono stancata della “tecnica”: volevo qualcosa che lavorasse di più sulle emozioni, sulla sensibilità, per arrivare ad un movimento puro. E ho incontrato Maria Fux. Ora ho creato una mia metodologia».

AL che cosa rappresenta?

«Al è risultato di un laboratorio di più di un anno, con 11 persone dai 18 anni ai 50 anni, sul tema dell’Alzheimer. Un tema tristemente attuale che ho affrontato anche direttamente con persone affette da questa malattia. Per questo ho sentito l’urgenza di raccontare qualcosa. Non è un’esecuzione, ma una creazione, perché ognuno di loro ha creato qualcosa: un lavoro di ricerca a tutti i livelli (video, libri, testimonianze) e l’approccio con il mio lavoro fatto con gli anziani».

La danza può essere praticata anche senza alcuna velleità di esibirsi: quali i benefici nel corpo e nell’anima?

«Molteplici: innanzi tutto corporei perché “ti muovi”, ma anche interiori perché la danzaterapia stimola il movimento spontaneo: non è l’imitazione di un esercizio, ma la reazione ad un input che offre l’insegnante, quindi è un movimento libero e creativo. Questo implica un grande lavoro su sé stessi in un percorso di crescita personale. Poi c’è anche la parte “medica” quando lavoro con persone che hanno particolari handicap dove, a volte, si interviene anche in equipe».

Emozionati di essere ad HangartFest?

«Moltissimo: è interessante portare questa visione teatrale e poetica al festival, anche se ci siamo posti mille domande su come portare sul palco una tematica così delicata, ma poi abbiamo deciso di mettere in scena quello che avevamo vissuto, con spontaneità e con un tocco leggero e poetico».

 

 

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