alla Regina di Cattolica arriva Skianto di Filippo Timi

Doppio appuntamento (giovedì 5 e venerdì 6 dicembre alle 21.15) al Teatro della Regina di Cattolica, con un grande volto del teatro e del cinema: Filippo Timi in “Skianto”.

Un ritorno alle origini, sia di sé stesso che del suo fare teatro: Skianto (produzione del 2014 del Teatro Franco Parenti) è molto affine a “La vita bestia”, il suo primo monologo, e permette all’attore di riprendere confidenza con il dialetto umbro, che è parte integrante della sua identità artistica. Il titolo dello spettacolo sarà anche il nome del varietà prodotto da Ballandi Arts che il 13 e il 20 febbraio 2020 lo vedrà protagonista su Rai 3. Skianto è una sorta di favola dolce amara che affronta in modo non convenzionale il tema della disabilità: Timi dà voce a sogni, desideri e tormenti intrappolati nella gabbia di un corpo che non può muoversi, parlare, esprimersi.

Una ripresa di un lavoro del 2014: come mai riprendere oggi questo spettacolo?

«C’era la voglia di tornare in teatro e, parlando con Andrée Ruth Shammah del Franco Parenti, abbiamo ritenuto che questo fosse lo spettacolo giusto per ricominciare. Da qui è nata anche l’idea delle due trasmissioni televisive, ispirate a questo spettacolo: si è ricreata una sinergia particolare».

Il nostro rapporto con la disabilità è spesso “impacciato” , forse come verso tutto ciò che non comprendiamo?

«È un argomento molto delicato: la tesi che cerco di mettere in scena è che dentro a un ragazzo, nato con la scatola cranica “sigillata”, c’è un universo sconfinato, che sfiora quasi il divino. Essendo tutto un mondo interno e inaccessibile agli altri, noi non sappiamo davvero cosa c’è e, attraverso la scrittura, mi sono immaginato una vita straordinaria, fatta di sogni e di percezioni inimmaginabili».

In un’epoca di forti discriminazioni sociali è importante ricordare quanto sia flebile il confine?

«Il teatro ha la possibilità evocativa di riuscire a parlare per chi non ha voce: Artaud diceva che lui scriveva per gli analfabeti. Ma anche quando ti rapporti ad Amleto il teatro prova sempre a svelare un interiorità che sulla carta magari non è scritta: ha la spinta evocativa a parlare di qualcosa che non avrebbe voce. Non bisogna considerare il diverso come qualcosa di distante da sé: tutti siamo diversi tra noi e tutti ci siamo sentiti incompresi o inadatti. Ma è uno spettacolo dove c’è anche tanta ironia: è bello anche sorriderne, avere un atteggiamento gioioso, e questo fa la differenza».

Attore, regista e scrittore: che cosa significa per lei scrivere e interpretare i propri testi?

«È una cosa che mi appassiona: crei un mondo che inizia dalla scrittura e poi passa all’interpretazione, alla costruzione dello spettacolo. È entusiasmante, partendo dalla scrittura, riuscire a creare un mondo, raccontare un personaggio, una storia o qualcosa di filosofico».

Come è nata l’idea della doppia trasmissione televisiva?

«Andranno in onda a febbraio e sono due omaggi alla televisione: quello con Raphael Gualazzi è dedicato a Sanremo, mentre l’altro è dedicato al mondo di Fantastico, e sarà ospite Petra Magoni. Entrambe saranno affrontate con uno sguardo “skianto”, uno sguardo che non ti aspetti». 

Quindi Skianto è sinonimo di…

«Nasce un po’ per cercare abbinamenti che apparentemente non sono così scontati: per essere alti e concreti e allo stesso tempo per avere uno sguardo alternativo alle varie tematiche attraverso altri punti di vista».

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