Aminta: la verticalità dell’azione

Al Sanzio di Urbino, e domani al Teatro dei Filarmonici di Ascoli Piceno, in scena “Aminta” di Torquato Tasso, diretto da Antonio Latella. Le suggestioni di uno dei principali registi della scena internazionale e direttore della Biennale di Venezia Teatro, portano la Compagnia Stabilemobile a confrontarsi con il grande autore italiano, partendo dalla compresenza in esso di due forze: la spregiudicata ricerca di innovazione linguistica, e la tensione verso un classicismo da reinterpretare. La parola che esplode nel verso incantano il pubblico per ritmo, musicalità e vigore rendendo questo spettacolo potente e imperdibile. Ne parliamo con uno degli interpreti, Michelangelo Dalisi, la cui carriera corre trasversalmente a cinema, teatro e musica con alcuni dei più importanti registi della scena contemporanea.

Questo spettacolo ha un modo coraggioso di mettere in scena le parole del Tasso, puro e incontaminato?

«Latella ha lasciato molto spazio alla parola, al verso, come se, dal punto di vista registico, avesse messo gli attori al servizio del testo. La sua è quindi una regia minimale riguardo al movimento scenico che potrebbe sembrare statica all’apparenza, ma in realtà il movimento avviene proprio attraverso la parola, sottolinea il concetto di verticalità dell’azione data dal Tasso stesso, dalla bellezza della poesia dei suoi versi».

Come rendere attuale e fruibile la parola in versi, qual è stato il lavoro di messinscena?

«Il lavoro, dal punto di vista attoriale, è stato quello di ridurre al minimo le azioni fisiche che ci ha permesso di scavare dentro le nostre emozioni, lasciandoci guidare dal verso: il movimento è nel verso, la parola indica movimento. Dal punto di vista grafico, l’endecasillabo occupa il centro della pagina, come fosse una spirale che va a toccare le corde intime del sentimento, attraverso il grande tema dell’amore che è universale e attuale sempre, che ne parli Sofocle, Tasso o un autore contemporaneo.

Le parole sono importanti: qui la forza della parola in piena connessione con gli stati d’animo più profondi?

«Sì, anche se la lingua può apparire ostica, risveglia curiosità e assonanze con le radici della nostra lingua che si sta impoverendo sempre di più. È stata anche una scelta politica rimettere in scena questo testo, dopo Ronconi che lo fece 20 anni fa: in questo deserto di linguaggio è una bella sfida e mette lo spettatore di fronte a qualcosa di suggestivo. Sappiamo che gli spettatori di Latella non si mettono mai comodi in poltrona…».

Quali le reazioni del pubblico fino ad oggi?

«Il pubblico riesce a vedere i mondi che vengono evocati dalle parole del Tasso: è per noi grande soddisfazione sapere che quella potenza evocativa arriva anche a distanza di secoli e si lascia trasportare dalla bellezza».

L’amore, può arrecare dolore, lacera cuore e cervello: come fare i conti con l’amore?

«La risposta credo sia nella domanda stessa: nella ricerca. Il nome del primo personaggio è Amore, e Antonio ha aggiunto un punto interrogativo, poi è Venere, la madre, a chiudere l’opera, cercando “amor fuggitivo”: una creatura pericolosa, ma che vale la pena continuare a cercare. Un discorso che vale anche per la ricerca teatrale e artistica: continuare a cercare il senso, anche se non è detto che avremo mai delle risposte. L’amore può ferire, ma è una ferita necessaria per continuare a crescere».

Il teatro è poesia: quanto lo è attualmente?

«A dispetto del pessimismo e nonostante capiti di vedere anche lavori brutti, credo che ci sia molta poesia a teatro. Antonio nella sua programmazione alla Biennale, sta cercando di portare artisti da tutta Europa, mai visti in Italia. Hanno più coraggio, indubbiamente, e forse anche più soldi o intelligenza nella distribuzione: giovanissimi registi hanno più libertà creativa. Qui forse siamo più indietro. Da anni Antonio si batte per far riconoscere la figura del drammaturgo che in Italia non è riconosciuta, ma è importantissima: affianca il regista perché tutto quello che accade sulla scena fa parte della drammaturgia. Il teatro è forse in fin di vita, ma lo è sempre stato: quindi, è ancora vivo!».

In scena con Michelangelo Dalisi: Emanuele Turetta, Matilde Vigna, Giuliana Bianca Vigogna. Drammaturgia di Linda Dalisi.

 

Info: Urbino 0722.2281 – Ascoli Piceno 0736.298770

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