Amore: il simile nel dissimile

Il tempo è sospeso, i dialoghi sono surreali, due tombe con cipressi disegnati sullo sfondo: i personaggi di Amore di Scimone-Sframeli sono due coppie, una etero e una omosessuale. Sono persone anziane, “vecchietti” come li definiscono gli stessi autori della piéce: i ricordi sono sconnessi, ma raccontano la storia delle due coppie in modo originale.
Il denominatore è per tutti la paura: la paura di fare l’amore, ieri e oggi, a causa dei buffi “danni” causati dall’allagamento della casa per essere stati travolti dalla passione; la paura di manifestare “troppo” affetto o attenzioni in un luogo, come la caserma dei Pompieri, che emana machismo a 360 gradi.
Che siano già passati “oltre” il confine della morte o no, ora sono finalmente “liberi”: peccato che, ora, i ricordi sul “come” baciarsi o fare l’amore siano assai velati e poco chiari.
Come scrive Theodor Adorno” L’amore è la capacità di avvertire il simile nel dissimile”, e queste due “strane coppie” sanno raccontare di sé e dell’amore anche attraverso i piccoli gesti del quotidiano, il ricordo di uno sguardo o di un’esperienza che li ha segnati per sempre.

La ricerca di Scimone-Sframeli è anche fondata sulla parola, o meglio, sul “suono” della parola: è per questo che “ficcare” ha un suono decisamente più intenso di “mettere”, ma anche i silenzi hanno il loro “peso”, in quell’assenza/presenza di emozioni che riempiono lo spazio/tempo.
L’Amore è una condizione estrema e, forse, eterna e non ha distinzioni, di sesso o di età, non ha leggi, non ha confini, non rincorre, anzi…a volte è rincorso.
Si sorride, si riflette, ci si specchia: è la magia di un teatro vero, senza parafrasi, senza limiti, che turba e coinvolge, che incanta e sa raccontare il nostro quotidiano con poesia e senso della realtà.

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