Amore che vieni, amore che vai

Cristina Donà (voce), Rita Marcotulli (pianoforte), Enzo Pietropaoli (basso), Fabrizio Bosso (tromba), Javer Girotto (sax), Saverio Lanza (chitarra elettrica), Cristiano Calcagnile (batteria e percussioni): sette straordinari musicisti, sul palco del Teatro Rossini (sabato 20 maggio h 21) in Amore che vieni, amore che vai. Un omaggio a De Andrè, alla sua poetica attraverso le “sue” donne: quelle che volano, che piangono; che amano riamate o che vengono lasciate e diventano storie struggenti. Quelle che creano il mondo, lo amano, ma vorrebbero cambiarlo per essere felici. Cristina Donà è felicissima di questo progetto ed emozionata ogni sera:

Come è nata la scelta di questi brani?

<Una proposta che mi è stata fatta – risponde Cristina Donà – (ahimè non ci avevo mai pensato!) da uno dei fondatori dell’Ert, che aveva già realizzato un paio di tributi a Modugno e Celentano: Ero Righi, grande manager musicale. La chiave di lettura per me è stata quella di seguire il filone femminile che avevo anche già esplorato con la Pfm, anche se in piccola parte. Mi ha aiutato anche Dori Ghezzi che io e Rita Marcotulli siamo andate a trovare per farci dare la “benedizione” e i giusti consigli per le canzoni che dovevano assolutamente essere nel repertorio. Una condivisione bellissima con lei!>

Non solo donne però nei testi che avete scelto?

<Sulle donne ce n’è un numero sufficiente per imbastire un concerto e sono un simbolo molto importante all’interno della sua discografia e della sua narrativa: insieme ai vari personaggi perdenti e insofferenti, la donna rappresenta un po’ anche, secondo le sue dichiarazioni, il sacrificio. All’interno di questa gamma di donne c’è un’infinità di sfumature che rappresentano molte delle sue tematiche, non ultima quella di aiutarmi a rileggere queste canzoni per farle mie.>

Un ensemble di grandi musicisti, come vi siete ritrovati?

<Sempre merito di Ero, che ha pensato a questa miscela jazz rispettando i due universi. Era anche abbastanza scontato che non avremmo dovuto “spostare” troppo i brani laddove ci sono le parole e dove deve arrivare quel messaggio, quindi non trasformarle troppo armonicamente per il solo gusto di doverlo fare. Poi ci saranno parti strumentali, con arrangiamenti fatti da tutti che danno risalto ai nomi che compongono il gruppo: uno spettacolo nello spettacolo!>

Un aneddoto, un ricordo di Faber?

<Ne ho tanti come molti italiani di una certa generazione, anche se so che è molto amato anche dai giovani con tematiche eterne, adattabili a tutte le situazioni. Io lo ascolto da quando ero bambina con mia sorella più grande che mi cantava e suonava Marinella e il pescatore: quando l’ho raccontato a Dori, per spiegarle che per me era una sorta di regressione. Quando lei mi ha detto che sua figlia Luvi fa ascoltare le mie canzoni al suo bambino…beh, sono quasi svenuta per l’emozione!>

La o le canzoni da te preferite?

<Faccio molto fatica a scegliere! Visto che sto ascoltando adesso le Nuvole, 800 è un brano di una genialità incredibile, lasciando perdere i classici, ma anche “tre madri”, che non conoscevo, e che mi ha fatto capire, se ci fosse qualche dubbio, la capacità incredibile di Faber di descrivere l’animo della donna. Racconta delle tre madri che guardano i tre figli crocefissi: era un uomo, ma non è mai scaduto nella banalità e non è davvero da tutti. Ha scritto queste canzoni come se fosse una donna!>

Come ti sei trovata in questo ensamble?

<Benissimo, farei due anni di tour con loro, perché sul palco è bellissimo, si condivide l’umore e la passione per questo progetto.>

Progetti futuri?

<Il mio ventennale di carriera che ho in comune con molti altri colleghi e farò alcune date ripescando il mio primo disco, Tregua, che ha segnato sia la mia vita che quella delle persone che hanno cominciato a seguirmi. Poi ho un progetto a cui tengo moltissimo a settembre, ma non se ne può ancora parlare. Uscirà anche il mio nuovo disco, ma…ho tempi biblici!>

InfoTeatro Rossini 0721 387620 – 21, www.teatridipesaro.it.

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