Amy Leon: musica e poesia

TeatrOltre, in collaborazione con il Loop per Klang festival, altri suoni, altri spazi, presenta sabato 28 aprile a Pesaro, alla Chiesa dell’Annunziata, alle 21, “Something Melancholy” il concerto di Amy Leon, musicista, poeta ed educatrice statunitense. Musica e poesia fuse in un particolare “protest soul” che unisce la denuncia delle disuguaglianze sociali tra bianchi e neri, la celebrazione dell’amore e le difficoltà dell’essere donna.

La musica è poesia?

<Musica e poesia esistono nello stesso universo per me. Prima ero un poeta e il mio amore per il linguaggio mi ha portato naturalmente all’amore per la musica. La lingua è incredibilmente melodica e influenza costantemente la vibrazione unificante dell’esperienza umana. Quando scrivo le mie canzoni, mi concentro fortemente sui testi e faccio sempre del mio meglio per assicurarmi che ciò che intendo sia ciò in cui credo e ciò in cui credo sia ciò che dico.>

La sua è una musica nera al femminile, un messaggio potente?

<Le donne nere sono ancora in fondo alla gerarchia universale. Siamo costantemente disumanizzati, sovradimensionati, sfruttati e dimenticati. La mia missione è quella di amplificare le nostre narrazioni e chiedere il rispetto per l’essere umano che sono e per la comunità mondiale di donne nere che stanno affrontando anche circostanze tumultuose. Quindi credo che il messaggio sia potente, è santo, è l’inizio e la fine di tutte le cose. Quando le donne nere saranno finalmente trattate con il rispetto che meritano, non ho dubbi che il mondo sarà un posto migliore.>

Quali le sue principali influenze musicali?

<Sono spesso ispirata dai suoni della natura: acqua, vento, uccelli, ecc. Trascorro molto tempo fuori, nell’ascolto della terra. Sono anche molto ispirata da Nina Simone, Sarah Vaughan, Debussy e James Blake.>

E quali le principali influenze politiche e sociali?

<Le mie opinioni politiche e sociali sono influenzate dalle comunità per le quali combatto. Donne nere, bambini neri, uomini neri. Ci sono molti movimenti importanti in tutto il mondo per garantire la sicurezza delle nostre comunità. Sono fortemente influenzata da Angela Davis, Nikki Giovanni, Marielle Franco, Frida Kahlo, Toni Morrison e Maya Angelou, la cui arte mi ha insegnato che posso usare la mia creatività come forma di attivismo.>

Essere anche educatrice oggi, cosa significa?

<Il mio lavoro di educatrice è fortemente basato sull’autoespressione. Insegno ai 6-65 anni come sentirsi a proprio agio nei loro corpi nella loro lingua nelle loro comunità. Un modo molto aperto di affrontare la creatività, ma il mio obiettivo è creare uno spazio in cui le persone siano sicure e non censurate nella loro espressione. Oggi le persone credono di essere piccole e incapaci: stimolare la loro fiducia in sé stessi è il primo passo verso un’educazione di successo e un cambiamento duraturo. C’è così tanto potere nell’individuo ed è il mio obiettivo ricordare a tutti i miei studenti e colleghi che contano.>

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