Anagor: la domanda infinita

TeatrOltre prosegue la sua programmazione itinerante proponendo, al Teatro Rossini di Pesaro, (sabato 29 aprile ore 21) l’ultimo interessante lavoro di Anagor: Socrate il sopravvissuto / come le foglie, Immagini di folgorante intensità si intrecciano alla questione educativa, in un lavoro imperdibile che consacra la compagnia, nata nel 2000 a Castelfranco Veneto, a essere una delle formazioni più lucide e raffinate del nostro tempo.
Dopo il Magnificat di Alda Merini, la compagnia Anagor ritorna a Pesaro, con uno spettacolo che indaga sulla “questione educativa” nel rapporto maestro-discepolo e sapere-potere: Anagoor entra all’interno di una classe, in una scuola come tante, inseguendo alcune pagine del romanzo di Antonio Scurati, Il sopravvissuto – con innesti liberamente ispirati a Platone e a Cees Nooteboom. Ne parliamo con il regista, anima della compagnia, Simone Derai.

Il vostro è un indagare nel passato per parlare del presente?

<In realtà il nostro lavoro non è un’attualizzazione del passato, ma semmai un andare ad illuminare alcune cose del passato mettendone a fuoco le caratteristiche. In chiave forse più filologica, prendendone un piccolo aspetto per dare una luce ad eventi che prima non si erano notati. E’ inevitabile farlo da una posizione, la nostra, ed è questo punto di vista a darci la misura della distanza: anziché sovrapporci al passato, in realtà misuriamo una distanza che ci dice dove siamo noi oggi.>

In questo spettacolo ponete anche l’accento sul concetto di educazione?

<Sì, ma credo che un paese che non si interroga in primo luogo sulla formazione dei propri cittadini, che ritiene di dovere aggiornare il sistema scolastico, ma non lo fa alla base e, invece, smantella quello che c’era di buono, non prende in mano il proprio futuro! La questione educativa è impellente soprattutto un periodo di crisi come quello che sta vivendo in Italia. Il centro di questo lavoro parte dal romanzo di Scurati, su cui avevamo già lavorato e quel laboratorio era rimasto dormiente. Ora ci è parso che il tempo fosse quello dell’urgenza.>

Qual è la ricerca della verità per Anagor?

<Posso solo rispondere con Socrate: siamo invitati a porci delle domande che aprono su altre domande e bisogna prendere il toro per le corna, avere il coraggio di rispondere e non avere paura che questa catena sia infinita. Una verità esiste, magari non è verità dei fatti, ma esiste. Poi esiste la ricerca di una verità superiore che riguarda il mondo, le regole e le dinamiche che lo governano non ultime quelle delle relazioni tra uomini. Non è un caso che Atene non potesse sopportare un invito ad un interrogativo infinito. La domanda infinita diventa destabilizzante per un sistema ed è un pungolo che è vita e invita a rimanere lucidi, quindi è il contrario di essere destabilizzati, in realtà è proprio la tensione che ci tiene vivi.>

Come si miscelano le ultime ore di Socrate con il romanzo “Il Sopravvissuto” di Scurati?

<Il romanzo, in realtà, apre con il massacro dello studente che all’esame di maturità spara lasciando in vita solo il suo insegnante di filosofia costringendolo ad interrogarsi su cosa avrebbero potuto fare per impedire la violenza o cosa era stato fatto per indurla. Apre l’interrogativo di fondo sulla potenza dell’insegnamento, rovescia il romanzo, il suo punto finale, che non è necessariamente una risposta all’impotenza dell’insegnamento, ma, di fatto, quel dito puntato è rivolto agli spettatori. Segue a ritroso le domande e i turbamenti del prof, scivola al contrario nel tempo fino precipitare in un tempo antichissimo, una finestra su Atene antica, in cui Socrate è invitato a bere del veleno, in un sistema di scatole cinesi: un vortice con un precipizio all’indietro.>

La drammaturgia dello spettacolo – coprodotto da Festival delle Colline Torinesi e Centrale Fies – è di Simone Derai e Patrizia Vercesi. In scena una nutrita compagnia d’attori, diretta dalla regia di Simone Derai. Le maschere sono di Silvia Bragagnolo, Simone Derai, i costumi di Serena Bussolaro, Simone Derai, le musiche e il sound design di Mauro Martinuz, il video di Simone Derai e Giulio Favotto.

Info: Teatro Rossini 0721 387621

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