Andromaca, una tragedia senza eroi

Continua la ricerca sui classici che la Compagnia Lombardi-Tiezzi e I Sacchi di Sabbia hanno intrapreso già dal 2016 con il fortunato spettacolo “Dialoghi degli dei” di Luciano di Samosata. Questa sera, al Salone Snaporaz di Cattolica (ore 21,15) gli artisti esploreranno insieme i confini tra comico e tragico, nuovamente affiancati alla regia da Massimiliano Civica presentando “Andromaca”, rilettura del testo di Euripide. In scena Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Iliano, Giulia Solano. Andromaca è un testo decisamente anomalo nella produzione euripidea: non vi si staglia alcun protagonista, nessun dio compare, come pure nessun “eroe tragico”; il mondo, svuotato di presenze eccezionali, sembra ospitare solo uomini incapaci di decidere del proprio destino. Le speranze si alternano alle tragiche disillusioni, in una danza meccanica, così macabra e spietata da sembrare comica.

Giovanni Guerrieri: i classici nel Dna de I Sacchi di Sabbia?

«Beh in qualche modo sì: ci siamo nati e le nostre sono sempre, più o meno, rivisitazioni dei classici, a volte in maiuscolo e a volte in minuscolo. Da Don Giovanni a Sandokan: mondi diversi e distanti, ma che hanno in comune la classicità come terreno di condivisione con lo spettatore. Nonostante i tempi siano quelli che sono e la cultura sia un po’ “franata”, si spera sempre di poter spartire qualcosa con il pubblico».

E il percorso quale è stato?

«Per avventurarsi nel mondo greco, che per noi era lontano, abbiamo avuto bisogno di un complice come Massimiliano Civica che aveva già messo il naso in quegli affari: ne è nata complicità e legittimazione a fare questo tipo di cose. Il lavoro con lui è stato quello di proporre la nostra creatività ad un occhio severo, ad uno sguardo esterno che ci è servito molto».

Perché Andromaca?

«Dopo Dialoghi con gli dei, Andromaca ha rinsaldato la nostra collaborazione e lo stesso Civica veniva da una produzione di questo testo con Andrea Cosentino di qualche anno fa. Sia lì che qua però, Civica non si firma come regista ma come stimolatore della compagnia: è il moderatore, l’enzima che circola in una compagnia abituata a riscrivere da sola le proprie cose. L’idea è quella di fare 3 spettacoli insieme. Andromaca, poi, è una tragedia bizzarra…».

Nei dialoghi con gli dei eravate a scuola, questa volta dove è ambientato lo spettacolo?

«Questa volta proprio in un teatro, il luogo degli agoni, dei grandi contrasti, della grande dialettica: troveremo Andromaca attaccata a una statuetta, come, nella tragedia, si aggrappa alla statua della dea Teti che rappresenta il luogo sacro dove non potrà essere violata. Intorno a lei ruotano gli altri personaggi».

Non ci sono eroi tragici, ma uomini incapaci di decidere il proprio destino?

«È questo il senso di questa tragedia e non possiamo esimerci da questo: come per gli antichi non è dato riscrivere i testi, ma solo osservarli da altre prospettive. Ecco allora che ci appare una donna sola in attesa del marito, colui che, al suo arrivo, dovrebbe sistemare tutto…»

Aspettano Godot?

«Un aspettare Godot un po’ meno surreale: in realtà aspettano qualcuno davvero in grado di sistemare le cose e senza autorità sono un po’ persi…».

Lo consigliereste agli studenti?

«Sì! Perché si avvicina in maniera incredibile ai classici, ma te li fa apparire un po’ meno intunicati e un po’ più selvaggi e contemporanei».

 

(Info: 0541/966778 o 0541/966636 www.teatrodellaregina.it)

 

 

 

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