Antropolaroid: una biografia all’italiana

Nuovo imperdibile appuntamento con il teatro contemporaneo per il Teatro Apollo di Mondavio: sabato sabato 15 alle ore 21.30 e domenica 16 febbraio alle ore 17.00, la rassegna curata da Asini Bardasci, in sinergia con TeatrOltre, ospita Tindaro Granata con “Antropolaroid”.  (Info e prenotazioni: 3388996348 / 3394518693). Lo spettacolo è un viaggio vicino alla biografia dell’artista, che attraversa figure familiari, di generazioni, di una terra, la Sicilia, da cui anche allontanarsi. Un teatro dei racconti e della terra sicula o semplicemente un lavoro sull’immaginazione, la musica, la memoria.

Antropolaroid: una parola che ben definisce il viaggio per immagini, e non solo, in una storia autobiografica?
«Volevo proprio che fosse quello il senso, come presentare delle polaroid della propria vita, in un concentrato di storie».

La Sicilia e poi lo stacco, la partenza per un’avventura carica di sogni?
«Avevo un desiderio, speravo di diventare quello che sono diventato, un attore. Anche se questa voglia è nata in me in modo assai inspiegabile, visto che sono figlio e nipote di contadini e non ho avuto nessuna istruzione all’arte e al teatro. Però, quando ero bambino, guardavo tutti i film del neorealismo e sapevo a memoria tutte le battute di Matrimonio all’italiana: ecco, è molto ispirato a questo film il mio spettacolo, compresi i flash back».

Infatti lei nello spettacolo è…uno nessuno centomila…?
«Assolutamente sì, da buon siciliano! (ride) E mi fa anche molto piacere questo riferimento, perché io non ho fatto altro che mettere in scena una cultura popolare contadina italiana. Una volta, in Sicilia, si chiamava Cunto l’anziano del paese che raccontava le storie ai più giovani: nel raccontare queste storie, assumeva il carattere di tutti personaggi. Questo modo di raccontare è molto radicato nella nostra cultura».

Ma non è troppo presto, anagraficamente, per un’autobiografia?
«In realtà no, non vuole essere la storia della mia famiglia: la fortuna dello spettacolo è che tutti gli spettatori riescono ad immedesimarsi, perché è una storia universale. Di persone che parlano solo di sei ne abbiamo già abbastanza (ride)».

Rifarebbe tutto ciò che ha fatto o sceglierebbe altre strade?
«Alcune cose le cambierei, forse in alcuni momenti avrei dovuto agire prima o in altri modi, per accelerare i tempi, ma dall’altro lato la cosa che mi dico è “grazie al cielo sono stato morigerato perché con questo ho mantenuto la mia onestà” che non è così scontato».

Progetti per i prossimi …40 anni?
«Ne ho tantissimi: prima di tutto vorrei diventare regista e attore di cinema, mi affascina moltissimo. Poi vorrei dirigere un teatro, perché vorrei dare un’anima più naturale al teatro, più spontanea. Credo che il sistema ministeriale sia sbagliato: ti obbligano a “produrre” senza tener conto dei tempi e della creatività di un artista e questo non ti permette di crescere con le tue opere».

A precedere lo spettacolo, come di consueto lo spazio Spin-off che vedrà la partecipazione questa volta di Foto Romani, che allestirà in teatro un vero e proprio atelier con abiti in costume tutti da vestire per poi farsi ritrarre in una foto ricordo. Assieme allo Spin-off dell’occasione, il consueto appuntamento con la storia guidati da Piero Livi cui si aggiunge, per sabato 15 febbraio, la possibilità di cenare a teatro con la cena fusion 7 colori a cura del ristorante Sere&Geo.

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