Armando De Ceccon: teatro come impegno civile

Volto televisivo e cinematografico, nonché versatile attore teatrale che vanta collaborazioni con grandi nomi della scena teatrale nazionale, Armando De Ceccon sarà ospite, oggi alle 21 e domani alle 18, del Grottino di Pesaro, in Via dell’Ombra 18, con lo spettacolo “Rifiuti Umani”, di cui è autore, regista ed interprete, e con il quale ha vinto il Premio del Pubblico al Festival La Mama di Spoleto. In Rifiuti Umani, De Ceccon propone la rivolta civile di un chirurgo estetico, una vanità che vuole sostituirsi a Dio, ma si ritrova ineluttabilmente di fronte ai limiti fisiologici dell’uomo. Un’indagine tragicomica sulla crisi dell’uomo contemporaneo che, senza volgarità, indaga l’ambiguità del linguaggio, riscoprendo il sacro ed il profano dell’ultimo tabù, con sottile e tagliente umorismo.

Un ritorno a Pesaro per lei, dopo l’interpretazione del divertente servitore di Don Bartolo, Ambrogio, al Rof 2018?

«In realtà sono stato qui anche con Gassman, ma fui scelto, a 20 anni, per altre due opere liriche, sempre con la regia di Pizzi. Insieme a Pizzi ho vinto anche un premio Ubu. Ambrogio mi ha dato molte soddisfazioni, ho avuto riconoscimenti quasi quanto i cantanti e sono felice che questa produzione sarà al Petruzzelli di Bari a settembre. Anche quest’anno sarò al Rof, nel Demetrio e Polibio di Livermore».

Chi sono i “Rifiuti Umani”?

«Innanzitutto l’uomo, che pensiamo sempre sia qualcosa di esterno a noi, ma per come lo considero e per come drammaturgicamente vorrei fosse messo in evidenza, è la creatura più dannosa per la Terra».

Come è nato questo spettacolo?

«Attraverso la fascinazione che mi ha dato Artaud nel suo ultimo testo, “Per farla finita col giudizio di Dio”. Quel testo è forse irrappresentabile a teatro, ma mi ha fatto elaborare un’idea che avesse quei contenuti. Un testo impegnato politicamente e credo che l’arte possa e debba avere sempre anche un discorso politico all’interno, così come qualsiasi imprenditore che si prenda cura del lavoro e degli altri, in un’ottica di responsabilità civile e rapporto con l’ambiente».

Politica e ambiente alla base dell’impegno civile?

«Non avevo mai pensato alla politica prima, avevo una passione teatrale che inevitabilmente è passione civile: occorre prendere posizione per la difesa dell’ambiente e tra i patrocini del mio spettacolo, non a caso, c’è Legambiente, mentre sto prendendo accordi anche con Amnesty International, perché parlare di rifiuti umani significa anche trattare l’argomento dei profughi».

Tutto questo narrato con tagliente ironia?

«In realtà è una “stand up comedy” che mira a irretire l’intelligenza del pubblico, a provocarlo con il sorriso, promuovendo, al tempo stesso, una reazione e un coinvolgimento. Non accettare l’impotenza a cui si è assoggettati da questa crisi è importante: trovare risorse con volontà e autodeterminazione è l’unica risposta ad un momento così buio e deprimente. Invito coloro che hanno figli a vedere questo spettacolo: per loro dobbiamo lottare per permettergli di vivere un futuro migliore. La rivoluzione si fa prendendosi cura dei figli, delle cose, della Terra».

In questo spettacolo è autore, interprete, regista e produttore: come riuscire a far combaciare tutto?

«Mi drogo… di studio! Tanto studio per arrivare a disciplinare un lavoro completo che comprende la regia e la scrittura. In realtà il testo è un work in progress costante, tratto da un pamphlet vero e proprio che ogni volta viene modulato a seconda della situazione e che ho intenzione di pubblicare, come un trattato di fantapolitica».

 

PER LA FOTO DI SCENA (Rof) si ringrazia lo studio Amati-Bracciardi 

 

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