Ascanio Celestini e… Laika

Ascanio Celestini e il suo Laika saranno giovedì 4 maggio al Teatro della Fortuna di Fano (ore 21) nel cartellone di TeatrOltre realizzato dalla Fondazione Teatro della Fortuna di Fano con l’AMAT.

Con la sua nota abilità di narratore, Celestini veste i panni di un improbabile “Gesù” che dice di essere stato mandato molte volte nel mondo e si confronta coi propri dubbi e le proprie paure. Forse non è il figlio di Dio, ma uno schizofrenico che crede di esserlo: in ogni caso, questa incarnazione moderna non potrebbe non includere anche le paure e i dubbi del tempo presente.

Ogni suo spettacolo nasce da una ricerca?

<Mi piace parlare di quelli che la stampa chiama gli “ultimi”. Li chiama così perché vediamo il mondo sempre attraverso il punto di vista di quelli che crediamo siano i “primi”. E invece i cosiddetti ultimi non sono secondi a nessuno. Secondo il loro punto di vista non sono né ultimi né primi. Stanno dove stanno. La loro periferia è il centro del loro mondo.>

Un racconto per riflettere?

<No, io non racconto per far riflettere, ma per far immaginare. L’immaginazione è la creazione di immagini. Lo spettatore (o il lettore) si trova a confrontarsi con una valanga di parole che lo spingono a creare immagini. Ascolta (o legge) e immagina. L’attore è solo davanti agli spettatori, parla e loro chiudono gli occhi, immaginano luoghi e gente. È lo spettatore che fa lo spettacolo. È lui che trasforma le parole che sente in immagini.>

Chi sono i protagonisti di questo racconto? Chi è Laika?

<Un barbone, una prostituta, un alcolizzato, una donna disorientata, dei facchini africani in sciopero… Cercano di rimettere insieme i pezzi del mondo nel quale vivono e forse, un po’, ci riescono anche. Laika è l’animale sacrificato sull’altare del comunismo miope dell’Unione Sovietica. Una bastardina che doveva proclamare la supremazia comunista nella conquista dello spazio. Una povera crista.>

Il suo è un teatro civile, di narrazione, o tutti e due?

<Nessuno dei due. Io raccolgo storie e racconto storie.>

Il segreto di saper raccontare nasce dal sapere ascoltare?

<Da tanti anni sento colleghi che parlano di urgenza. L’urgenza di parlare di questo o di quell’altro tema, di questo o di quell’altro evento scandaloso. Io non ho urgenze. Io penso al piacere del racconto. Non voglio dimenticarmi che fare teatro significa un attore davanti uno spettatore. Se penso all’urgenza mi viene in mente che lo spettatore ha pagato il parcheggio per due ore e rischia una multa se non finisco in tempo il mio spettacolo. Se penso al piacere mi viene in mente uno spettatore al quale piace il mio racconto e prova un’emozione inaspettata. Mi ripeto, ma devo dire che ogni mio racconto nasce dall’ascolto di una storia raccontatami da una persona vivente che diventa una storia da raccontare ad un altro vivente.>

Di nuovo nelle Marche, che pensa della nostra regione?

<Le Marche, per chi le attraversa e non per chi ci vive, somigliano a una lunga e stretta striscia di sabbia di fronte al mare. Una stretta striscia conosciuta che nasconde una terra quasi sconosciuta. Come canta Giovanna Marini: “Italia quanto sei lunga Italia quante chiese, Sembri dire: Ogni scherzo vale, per non farti troppo male”. E le Marche dovrebbero essere un’Italia lunga e larga riscritta da nuove carte geografiche. Le carte che non sono scritte dai satelliti, ma da chi attraversa i territori veri. Le carte geografiche le scrivono i viaggiatori. L’altezza delle montagne e i castelli o i paesi medievali dovrebbero essere affiancati dai sapori e dagli odori, dalle parole e dai rumori, dai dolori e dalle gioie. Da quell’alchimia ininterrotta che mette insieme l’idea del futuro e il ricordo del passato inventando il tempo che viviamo e ci aspettiamo di vivere.>

Sul palco, con Ascanio Celestini, Gianluca Casadei alla fisarmonica. Lo spettacolo è prodotto da Fabbrica in co-produzione con RomaEuropa Festival 2015 e Teatro Stabile dell‟Umbria.

INFO:  Teatro della Fortuna di Fano 0721 800750.

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