Aterballetto e la danza made in Israele

Spazio di nuovo alla danza d’autore sul palco del Teatro Rossini che, venerdì 8 novembre alle 21, ospita il secondo appuntamento della stagione, con una serata in cui sarà possibile ammirare la straordinaria versatilità degli eccellenti danzatori di Aterballetto, interpreti dei lavori di Hofesh Shechter e Ohad Naharin, due dei coreografi più intensi, viscerali e acclamati del panorama internazionale.

Hofesh Shechter è uno dei coreografi contemporanei più energici: la musica è quasi sempre composta da lui stesso e s’intona strettamente alla forza del suo movimento. In Wolf, un suo precedente lavoro oggi ripensato per Aterballetto, c’è una sorta di selvaggia animalità che attraversa a tratti gli uomini e a tratti le donne. Il quadro che si compone ci trascina in un universo misterioso e coinvolgente.

Secus, di Ohad Naharin vanta un collage musicale che si estende dagli insoliti stili elettronici di AGF alle seducenti melodie indiane di Kaho Naa Pyar Hai fino alle armonie risonanti dei Beach Boys. Un mix avventurosamente eclettico che fa da sfondo ad una coreografia audacemente stravagante. Gioia, vulnerabilità, paura, innocenza, confusione e rabbia tessono una tela armonica e dinamica che oscilla fra delicatezza ed esagerazione.

Aterballetto, la principale compagnia in Italia, nata nel 1977, collabora con alcuni tra i coreografi più importanti del panorama internazionale, e ha intrapreso un nuovo corso con una rinnovata dinamica progettuale, armonizzando grandi proposte di repertorio con uno sguardo a dimensioni più teatrali. «Abbiamo allargato ancora di più i nostri orizzonti e possiamo dire di avere un vastissimo repertorio di collaborazioni internazionali – racconta Sveva Berti, direttrice di compagnia – con nomi importantissimi. Stiamo ora lavorando ad un nuovo progetto con il coreografo svedese Johan Inger per un Don Juan che debutterà a Ravenna Festival il prossimo giugno».

E c’è un ritorno alla collaborazione con Israele: «È un momento molto importante per Israele, sono usciti molti coreografi e ne stanno ancora uscendo: giovani talenti di grande prestigio. È un popolo in evoluzione e Naharin è il fondatore di questo flusso, sia per lo studio che per la tecnica. A lui si deve l’invenzione del metodo “gaga” che consiste nell’ascoltare il corpo prima di dirgli cosa fare. Gaga nasce dal suo bisogno di comunicare con i suoi ballerini, andando oltre i limiti dei gesti quotidiani e familiari e i nostri 16 ballerini hanno dovuto studiare questo interessante metodo che, tra l’altro, può essere applicato anche a non danzatori».

Ma cosa accomuna e cosa differenzia il lavoro di questi due coreografi? «I due pezzi sono molto diversi tra loro, anche per le diverse età dei due coreografi, ma si sente una verità di fondo, sono metropolitani, molto attuali. In Naharin c’è grande energia fisica ed espressività del movimento, con una esaltazione del danzatore. In Shechter c’è molta intimità di ogni singolo danzatore che si trasforma e diventa corpo unico a contatto con gli altri. C’è una grandissima sensibilità».

Info: Teatro Rossini 0721.387621

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