Banda Grossi: qui di innocenti non ve n’è manco uno.

Eroi o banditi? La Banda Grossi ha segnato la storia della nostra provincia e la leggenda che li vede protagonisti è ancora narrata dai nonni. Il film, “La Banda Grossi. Una storia vera quasi dimenticata”, ha ricevuto molti applausi in occasione dell’attesissima anteprima di sabato 15 settembre al cinema Ducale di Urbino che ha raccolto oltre 400 persone, tra esponenti del mondo del cinema, del Ministero e della Regione, attori, sindaci del nostro territorio e tanti altri illustri ospiti. L’uscita nelle sale è prevista il 20 settembre, ma ha già alle spalle diverse anteprime che ne hanno decretato il successo: «Fa un certo effetto vedere associata alla pellicola la dicitura “western” – ha commentato il regista Claudio Ripalti poco prima dell’inizio della proiezione – risale a quattro anni fa l’inizio di questo percorso, quando scelsi questa storia come soggetto: era un sogno, ed oggi è realtà».

Tratto dalla leggenda della banda di fuorilegge capitanata da Terenzio Grossi attiva tra il 1860 e il 1862 in tutta la provincia di Pesaro, il film sceglie una via di narrazione particolare, intensa e poetica: il racconto di uno dei briganti, Olinto Venturi “il bello”, che lascia la moglie il giorno delle nozze per ricongiungersi a Terenzio, scappato dal carcere di San Leo. Le atmosfere del film sono avvolte dal “respiro” del capobanda, tutto il suo tormento, i dubbi e le angosce del fallimento dei suoi ideali e di scelte a volte controverse e inevitabili. Avere il coraggio di alzare la testa in un momento politico così importante, come il passaggio dallo Stato Pontificio al Regno d’Italia con tutte le conseguenze del caso, rese Grossi un eroe, ma le inevitabili scorribande, spesso violente, minarono pesantemente il suo senso di giustizia. La libertà dai padroni, tiranni coi mezzadri, non arrivò, anzi: i poveri furono ancora più vessati da un regime meschino e corrotto, ben impersonato dal perfido Prefetto. Il viaggio e il coraggio di questi uomini destinati a cambiare la storia, ha forti assonanze con l’attualità, con il disagio e le disparità, sempre più evidenti, della società in cui oggi viviamo. Difficile quindi definire Terenzio eroe o bandito: di sicuro non accetta le ingiustizie, ma si accorge anche, con suo grande sconcerto, che il popolo, lentamente, si adatta alla nuova situazione politica. Gli intensi primi piani sui volti e sugli sguardi dei protagonisti scavano nel profondo delle coscienze lacerate, lasciate allo sbando, ferite e squarciate dai dubbi.

I briganti si muovevano in un paesaggio magnifico, le colline e i crinali dei monti Catria, Pietralata e Nerone, fino al Furlo, e, benché fosse impossibile riprodurre il mondo di filari di viti coniugate a gelsi o altri alberi, paesaggio sparito con l’industrializzazione dell’agricoltura. Gli scenari sono mozzafiato e ben si alternano alle cupe atmosfere dell’animo di Terenzio Grossi. Delicatamente accennata la figura di Marietta, compagna di Terenzio, forse più complice di come appare, e ben tratteggiati i caratteri dei compagni della banda, così come la controversa figura di Sante Frontini, il membro più spietato e violento della banda, a cui la leggenda attribuisce il ruolo di traditore, ma che in realtà è vittima di sé stesso e della sua follia, e quello del Brigadiere che pur dovendo compiere il suo dovere è colpito dalla figura del brigante e dalla sua integrità morale.

Un ottimo cast completa l’intera operazione dei fratelli Ripalti, che hanno realizzato un film magnetico e affascinante. Un film che muove sentimenti profondi, radicati in una leggenda che ancora viene tramandata sulle nostre colline, dove “Dio serve solo per dare un significato alla morte”, perché “qui, di innocenti, non ve n’è manco uno”.

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