Bestie di Scena

Senza Valigia –  teatro, cinema, cultura fuori dai  nostri spazi consueti _di Mariarosa Bastianelli

Risuona ancora l’errore clamoroso della notte degli Oscar 2017, nella quale Warren Beatty e Fay Dunaway sbagliano ad annunciare il vincitore per il Miglior Film (La La Land al posto di Moonlight) mentre noi ci chiediamo: ma con tutti gli assistenti, i cosiddetti gobbi, i suggeritori e gli auricolari di cui è fornita questa straordinaria macchina americana del cinema, come hanno fatto a sbagliare l’annuncio?
Da noi, altri palcoscenici, altre dinamiche economiche e burocratiche, altro quotidiano.
E’ il caso di dire “dalle stelle alle…cantine”

A Roma, il 17 febbraio, la polizia ha apposto i sigilli al Teatro dell’Orologio, storico multisala nel centro di Roma, a quanto pare a causa della mancanza in sala dell’uscita di sicurezza. Il teatro dell’Orologio esiste da moltissimi anni, ha permesso a piccole compagnie e grandi attori di debuttare e rappresentare testi rischiando sulla propria pelle, ed è situato all’interno di un palazzo storico, a due passi dalla Chiesa Nuova e da Piazza Navona, nell’anima della vita più verace di Roma. Da anni le compagnie che hanno sede fuori Roma vengono qui per poter avere una visibilità, per essere recensiti dai quotidiani nazionali certificando così la propria esistenza. Ed è sempre stato così. L’alternativa a quella posizione cantinesca e un po’ claustrofobica non c’è, il Teatro dell’Orologio deve stare li, sotto a quel palazzo, con quell’odore suo tipico di antiche pietre e umidità, con il suo palcoscenico a pochi centimetri dallo spettatore, che toglie il respiro e rende magico il rapporto platea-attori e la concentrazione teatrale così totalizzante. Ora è stato chiuso, e così è stata anche  interrotta la programmazione di tre spettacoli: Combustibili, di Teatro di SaccoMadama Bovary, di Teatro della Caduta e Liberi Tutti di Elda Alvigini e Natascia Di Vito. I primi due spettacoli sono stati, nell’urgenza del momento, ospitati dal Teatro di Roma negli spazi del Teatro India.
Ma con quell’atto si lasciano tante persone  senza lavoro, venticinque compagnie provenienti da tutta Italia senza uno spazio dove fare spettacolo, docenti e studenti senza uno spazio dove poter portare avanti la propria attività formativa. Ogni teatro è un bene e ogni teatro che viene chiuso è cultura che viene soppressa.

Da non perdere a Firenze Elvira con Toni Servillo: al Teatro della Pergola fino al 12 marzo 2017 il grande attore e regista è nuovamente in scena nel ruolo di Louis Jouvet.
Lo spettacolo, produzione Piccolo Teatro di Milano, è tratto dal testo di Brigitte Jaques, che trascrisse e trasformò in opera teatrale le sette lezioni del grande maestro francese, nel pieno della seconda guerra mondiale, al Conservatoire di Parigi sul monologo di Donna Elvira nel quarto atto del Don Giovanni di Molière. Nel ruolo degli allievi Petra Valentini, Francesco Marino, Davide Cirri.
Uno spettacolo che ricordo ancora nella versione Strehleriana che inaugurò a Milano il Piccolo Teatro Studio nel  1986, per l’interpretazione indimenticabile della grande Giulia Lazzarini.

Per rimanere fra le produzioni del Piccolo Teatro di Milano, il 28 febbraio debutta al Teatro Strehler l’ultima fatica di Emma Dante, Bestie di Scena, che mette in scena un’“umanità in fuga senza via d’uscita”, una nuova produzione pensata per lo spazio scenico del Teatro Strehler. Ecco le parole della Dante, creatrice e regista, sulla sua ultima creazione: “In Bestie di scena c’è un meccanismo segreto che svela il processo con cui nasce e si forma un individuo. Al centro c’è lui con i suoi movimenti scoordinati e selvaggi, lui che traccia percorsi più importanti della meta, che cerca strade non ancora battute. È lui il cuore pulsante dell’esercizio, il pilastro della giostra, colui al quale rivolgere tutta l’attenzione per una possibile interpretazione di ciò che siamo. Senza storie da raccontare, né costumi da indossare, le bestie di scena si muovono maldestramente come al principio di tutto, obbligandoci a dare peso, volume e ingombro al nostro sguardo.” www.piccoloteatro.org

Sempre a Milano un progetto interessante che nasce dalla sinergia fra l’Istituto Cervantes e la compagnia Regula Teatro: “TAPAS TEATRALES BILINGUE”.
Teatro e interculturalità italo-spagnoli in luoghi non convenzionali  alla ricerca di momenti di confronto e incontro anche conviviale. Primo ciclo di questa serie sarà “RIFLESSI/REFLEJOS”, che fino al 31 marzo (per 7 lunedì consecutivi e un venerdì), porterà in scena monologhi del drammaturgo spagnolo José Sanchis Sinisterra.
Un monologo per ogni appuntamento, sia in versione italiana che in quella spagnola, inframmezzate da tapas. Un totale di tre monologhi per tre lunedì consecutivi, coronati dallo spettacolo “CON CIERTO DESCONCIERTO – Concerto (Bilingue) d’Attori”, scritto e diretto da Raul Alejandro Iaiza.

http://www.regulacontraregulam.eu

Altro interessante debutto di questi giorni che ci mette in contatto con la storia del teatro contemporaneo è quello alla Fondazione Teatro Due di Parma fino al 12 marzo 2017, La Prigione scritto nel 1957 da Kenneth H. Brown, uno spettacolo sulla violenza e sulle barbarie che l’uomo sa creare per controllare e piegare l’uomo. Per la regia di Raffaele Esposito.
Nel Marzo del 1957 Kenneth H. Brown, allora marines dell’esercito degli Stati Uniti viene rinchiuso per 30 giorni in una struttura detentiva all’interno del campo militare di Okinawa in Giappone. Tornato a casa scrive The Brig, come in gergo veniva chiamata la prigione, testo drammatico scarno, crudo e violento, che descrive una giornata all’interno del carcere militare, privo di una vera trama, ma estremamente dettagliato nella descrizione della rigidità della struttura militaresca e della brutalità fisica e psicologica che vige fra le mura di the brig.
Kenneth Brown invierà il testo al Living Theatre, gruppo newyorkese di artisti anarchici guidati da Julian Beck e Judith Malina, che lo metterà in scena nel 1963, segnando definitivamente la storia del gruppo. The Brig va in scena nel Teatro della Quattordicesima Strada ma le repliche vengono interrotte, il teatro chiuso ad opera del Fisco statunitense e Julian Beck e Judith Malina rinchiusi in prigione. Il testo vedrà altre messe in scena, ma l’esperienza del Living rimarrà la più significativa non solo dal punto di vista teatrale.

Chiudiamo il cerchio dei premi Oscar di quest’anno introdotto all’inizio di questo articolo, con un po’ di amaro in bocca per il nostro film-documentario Fuocoammare che non è riuscito a conquistarsi l’Oscar. Ma il tema è assolutamente attuale. Infatti proprio a Berlino alla Schaubuhne debutta in prima mondiale in questi giorni uno spettacolo dal tema molto simile, sui rifugiati in Europa dalle guerre civili del Congo. Il titolo originale è: Compassion. The History of the Machine Gun, letteralmente “Compassione. Storia di una mitragliatrice”. Un testo tratto dalle diverse interviste effettuate ai rifugiati arrivati sui barconi sulle nostre coste. Le loro immagini e quelle degli annegati sulle nostre coste, fanno tragicamente parte delle nostre timeline di facebook, così come sui telegiornali e sulla stampa. In “Compassione. Storia di una  mitragliatrice “, il regista e autore Milo Rau effettua  un viaggio attraverso  i punti caldi del nostro tempo: le rotte mediterranee di profughi dal Medio Oriente e le zone di guerra civile congolese. Il doppio monologo semi-documentario, sulla base di interviste con i lavoratori delle ONG, vittime di guerra in Africa e in Europa, si avventura in terreni spinosi e contraddittori; una riflessione non solo sui limiti della nostra compassione, ma anche sui limiti dell’umanesimo europeo. Ci sentiamo di consigliarlo ai girovaghi che si azzardano verso mete teatrali più remote. http://www.schaubuehne.de/en/produktionen/mitleid-die-geschichte-des-maschinengewehrs.html/ID_Vorstellung=2252

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