Ciao amore, ciao: radiodramma di un poeta

Un intrigante radiodramma che ripercorre le tappe della vita di Luigi Tenco è l’ultimo appuntamento dell’anno per il Teatro Apollo di Mondavio: sabato 21 (ore 21,30) e domenica 22 (ore 17) gli Asini Bardasci propongono la loro nuova produzione dal titolo “Ciao amore, ciao”. Filippo Paolasini e Paola Ricci riportano in vita il più moderno dei cantanti della musica leggera italiana, dalla nascita alla prematura scomparsa: il racconto di un cantautore romantico e dannato, il suo sguardo glaciale, così vero da renderlo diverso dai colleghi dello star system della musica italiana del tempo, finti e patinati.

Come è nata l’idea?
«Nel 2017 quando decidiamo di iniziare a raccontare storie in forma di radiodramma live, dal vivo. Una forma di spettacolo pensata in piccolo: un narratore, degli oggetti, che suonati ricordassero rumori d’ambiente (scarpe e ghiaia per i passi, plastica per il fuoco del camino) e una storia da raccontare. Poi l’incontro con Alessandro Centolanza (cantautore milanese, finalista al premio Tenco di quest’anno), ci ha portato ad arricchire i nostri radiodrammi con musicisti che suonassero dal vivo. Così nel 2018 è nato Hot Jazz: un radiodramma su Django Reinhardt (il primo chitarrista jazz gitano).

Perché Tenco?
«Siamo molto appassionati di biografie e un giorno ci siamo imbattuti nella storia di Tenco, che ci affascinava molto. Poi, l’incontro con Aldo Colonna, autore delle più importanti biografie sul cantante genovese, che ci raconta una storia nuova, uno di quei misteri all’italiana, una “storia sbagliata”. Questi ci sono sembrati gli ingredienti giusti per canalizzare una passione in un giallo da mettere in scena». 

Qual è il vostro rapporto con la musica?
«Molto vivo. L’elemento musica condisce sempre il rapporto tra testo e messa in scena, del resto la nostra ricerca come compagnia teatrale nasce dall’intreccio tra il territorio e la cultura musicale popolare marchigiana e non solo. In tutte le nostre produzioni la musica rappresenta il momento in cui il livello dello spettacolo si innalza e crea un rapporto emotivo con la drammaturgia. Perché crediamo che niente più di una canzone o un tema musicale possano comunicare uno stato d’animo, più di tante parole».

Quale il lavoro su questo spettacolo?
«
Ci piacerebbe poter avere la palla di cristallo e definire veramente come sono andati i fatti di quella fatidica notte tra il 26 e 27 gennaio 1967. Ci limitiamo a portare in scena un’ipotesi che a noi convince molto, ovvero che un grande poeta, come era Luigi Tenco, non possa essersene andato a soli 28 anni con una lettera sbrigativa piena di odio e rancore. Vorremmo restituire una dignità, attraverso la passione che proviamo per questo artista, a una morte troppo velocemente impacchettata come un suicidio e dimenticata troppo presto».

Cosa rappresenta oggi Tenco?
«C’è ancora oggi l’”effetto Tenco” sugli artisti contemporanei, ovvero la caratteristica dell’essere contraddittori: segnati da una forte creatività in una società cruda e poco poetica. Tenco ha segnato la maledizione del poeta: non riuscire mai a potersi affermare liberamente in un sistema (come quello dell’industria musicale) che prevede regole di mercato e scelte di etichetta. Fa parte insieme a tanti altri di quelle storie italiane censurate, e ben archiviate. Rimane però la traccia indelebile del percorso di un eroe (quasi da mito greco) che si sacrifica in nome di un’idea».

Cosa volete lasciare di lui come ricordo?
«I suoi occhi di ghiaccio. Dolci e crudi. E naturalmente le sue canzoni».

Info e prenotazioni: 3388996348 / 3394518693

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *