Cristina Donà e Faber: amore che vieni, amore che vai

Un omaggio a Faber e alle donne, venerdì 5 aprile (21,15), sul palco del Teatro della Regina di Cattolica con “Amore che vieni, amore che vai. Fabrizio De André, le donne e altre storie” che vede in scena, alla voce, Cristina Donà accompagnata al pianoforte da Rita Marcotulli, al basso da Enzo Pietropaoli, alla tromba da Fabrizio Bosso, al sax da Javier Girotto, alle chitarre Saverio Lanza e alle percussioni da Cristiano Calcagnile. Un cast di pezzi da novanta per riaprire un angolo della memoria in cui molti di noi hanno protetto alcune canzoni. Tanti i personaggi di De Andrè: tanto simbolici quanto teneri o paradossali, romantici o beffardi. Personaggi ironici, carichi di una allegria che si trasforma in lieve cinismo ma anche portatori di un’etica civile, moderna e oggi spesso dimenticata.

Cristina Donà: canzoni che sono in molti cuori?

«Sarebbe bello che lo fossero! Ovviamente la mia generazione ma non solo la mia, ha incontrato queste canzoni, queste poesie, questa voce e questi mondi che racchiudono una serie di personaggi e di umanità fatta di carne e ossa, così come vengono dipinti da De Andrè: personaggi emarginati o al limite della società. Credo ci sia tanto bisogno di dare loro voce: sono personaggi imperfetti ed è giusto ricordarsi che questo fa parte della vita, soprattutto in questo momento storico, anche se sono ottimista e credo che ci sia più gente con la testa di quanto le statistiche vogliano farci credere».

Un filo rosso dedicato alle donne di Faber?

«Le eccezioni sono quello che non parlano di donne, abbiamo proprio scelto di metter in luce le figure femminili: figure importanti e spesso esempi di vita. Tornando ancora al periodo storico che stiamo vivendo dove ancora, purtroppo, la donna “subisce” il fatto di essersi emancipata come se fosse una conquista che deve ancora pagare, sono particolarmente felice di poter portare sul palco e dare risalto a tante sfaccettature del femminile, così ben raccontate da Faber».

Un tuo ricordo di Faber?

«L’incontro: l’unica volta che l’ho visto dal vivo, durante il tour di Anime salve a Livorno per il premio Ciampi. È l’ultimo ricordo che ho legato alla sua musica, alla sua voce dal vivo».

E una canzone?

«Non è facile: forse, tra le tante, in questo ultimo periodo, dopo che ascolto De Andrè da quando ero piccola, i brani e l’album a cui mi sento più legata è Le Nuvole, dove c’è Ottocento, un brano che, ogni volta, mi mette una triste allegria! Un capolavoro per me, anche pensarlo cantato in quel modo, quasi come prendesse in giro sé stesso con la sua grande autoironia…».

Ironia, poetica colta, curiosa della vita, attenta al mondo e alle sue ingiustizie: non ne fanno più di poeti così?

«Penso che in realtà sia difficile da dirsi nell’immediato: c’è sempre bisogno di tempo per riconoscere qualcuno, ci vuole la giusta distanza. È probabile che all’interno di molti nuovi autori, che seguo un po’ distrattamente ahimè, per mancanza di tempo, ci possono essere testi validi. Credo che ci sia anche molta poesia, la qualità dei testi in Italia è altissima rispetto al resto del mondo».

Quali altri progetti in cantiere per lei?

«Sto lavorando alacremente al mio disco nuovo che uscirà l’anno prossimo. L’uscita è stata rimandata a causa di una nuova e intrigante avventura in cui mi sono imbattuta con la mia amica Ginevra di Marco. Con un crowfounding abbiamo realizzato un disco e faremo un tour che spero tocchi anche le Marche: le amo e ho tantissimi amici lì!».

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *