Dai dai dai dai dai…i Camillas al Cinema

<Che effetto farà la nostra canzone sullo schermo gigante in dolby stereo surround?> è questa la domanda lecita che si pongono I Camillas, la nota band pesarese, in relazione alla presenza del loro brano “La macchina motivazionale” all’interno del film di Matteo Martinez “Tonno Spiaggiato”, scritto ed interpretato da Frank Matano, in uscita in tutte le sale cinematografiche il 10 maggio.

Nella colonna sonora, e nel trailer del film, è presente il noto brano/tormentone dell’eccentrico gruppo pesarese, proprio per la sua spiccata capacità di enfatizzare qualsiasi azione o situazione gli venga associata: come è fatta una macchina in grado di motivare? Esattamente come questa canzone, contenuta nell’album “Tennis d’amor” (I Dischi di Plastica, 2016). Una musica incalzante ed un testo essenziale, nitido, basilare, che riempie ogni momento: Dai, dai, dai, dai, dai… Non si può dire di più: occorre ascoltarla per poterne capire fino in fondo l’essenza e magari gustarsela nel film, a contatto con immagini e movimento.

<Siamo contenti di questa partecipazione, che nasce dal rapporto con Frank Matano, nato nel 2015, durante Italia’s got talent e che ora si sviluppa in una collaborazione vera e propria. Piccola, ma intensa davvero.> commentano felici.

Nati come duo, Ruben Camillas (Vittorio Ondedei) e Zagor Camillas (Mirko Bertuccioli) nel 2004, nel 2015 si sono trasformati in trio, con l’entrata di Michel Camillas (Enrico Liverani) alla batteria. Sempre del 2015 è arrivato anche il successo, giunto grazie alla partecipazione, fino alla finale, a Italia’s got talent.

Strettamente legati alla cultura musicale italiana anche se difficilmente associabili ad un genere preciso, i Camillas si richiamano, direttamente ed indirettamente, ad alcune fonti espressive indigene ed internazionali: il beatpop degli anni 60, con tutto il suo sforzo di liberarsi dall’anglodominio ed aprirsi alla concretezza italica; le melodie postclassiciste, nel loro incarnarsi trasversale in tipi come Carella e nel loro perpetuarsi stabile nelle canzoni da classifica o in quelle da lampo estivo (e qui non ci sono limiti temporali, sbalzati lungo i decenni come bambini su di un bob); la musica fintorock; il minimalismo radicale o quello pop, soprattutto americano e soprattutto organo ed harmonium; il suono inglese dall’85 al 95, ma sicuramente gli Smiths. Un pop a tratti apocalittico, geniale e assolutamente originale.

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