Dalla, angelo bugiardo…

Anteprima assoluta al Comunale di Cagli, venerdì 1 marzo alle ore 21, de “L’angelo bugiardo” lo spettacolo musicale dedicato a Lucio Dalla che racconta in maniera semplice e diretta il grande cantautore italiano, che appare di tanto in tanto sugli schermi olografici montati sulla scena, insieme a diverse testimonianze di tanti amici. Lucio è un angelo, ma non è diventato alto e biondo come cantava, desiderandolo, in una delle sue famose canzoni. La band in scena è quella di Gianni Salvioni, con le musiche di Lino e la settima luna, e la regia è affidata ad uno dei principali autori televisivi, Duccio Forzano. Lo spettacolo è in collaborazione con Fano Jazz Network – Rassegna Jazz’In Provincia. Info: otteghino del Teatro: Tel. 0721 781341

Duccio, come è nata l’idea di questo concerto?

«Principalmente è nata dall’amicizia con Salvioni che è a capo di questa band e conosceva bene Lucio. Da qui è nata l’idea di questo spettacolo, con diversi contributi visivi».

C’è una scelta interpreti con varie sorprese?

«Stiamo lavorando con tempi molto ristretti, ma l’idea è proprio quella di giocarsi qualche ospite particolare, alcuni amici che parteciperanno in modo virtuale. Enzo Paci, protagonista dello spettacolo, ha una sorta di colloquio continuo con Lucio e con alcuni personaggi: gli omaggi saranno diversi e inaspettati».

Perché l’angelo bugiardo?

«Perché Lucio diceva che il giorno in cui sarebbe passato a miglior vita voleva diventare un angelo, uno di quelli che aiutano le persone nelle piccole cose. Ma lui le era una persona che notoriamente raccontava delle balle e quando ripeteva i racconti spesso cambiava tutto senza battere ciglio, facendo finta di niente».

Un suo ricordo di Lucio?

«Io l’ho frequentato saltuariamente: era ospite in diversi show, ma ricordo che era sempre molto disponibile, educato e genitile. Sempre presente, arrivava sempre in orario alle prove, cosa non da tutti. La sua gentilezza traspariva nonostante il suo aspetto burbero che poteva, di primo acchito fare paura. Era di una gentilezza immane, attento e curioso».

Che cosa ci ha lasciato Dalla?

«È stato uno dei grandi poeti del 900, ci ha lasciato un’eredità pazzesca con canzoni che ho avuto l’ardire di pensare che fossero state scritte per me, come sarà successo a molti altri. Parole perfette. Ho un affetto particolare per lui, ma Il parco della luna mi ha aiutato e mi ha fatto capire che non ero solo: quando dice “anche io da bambino ho chiesto aiuto e non avuto paura di entrare nel mondo dei grandi senza paura di cadere” ecco, con questa canzone l’ho sentito davvero vicino».

Da regista di Sanremo 2019, come vede la canzone italiana oggi?

«Io ascolto tutto il genere musicale. Come dice Baglioni la musica pop è sempre in evoluzione, è l’unica musica che cambia e si aggiorna ed è sempre attuale. Si evolve e quindi penso che sia giusto che cambi secondo i gusti di oggi, per raccontare la nostra epoca. I temi sono sempre quelli, amore, dolore, felicità: è cambiato il lessico e la maniera di raccontarlo, secondo la cifra contemporanea».

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