Dalle Lanterne alla ceramica: l’energia dell’istante di Antonio Marras

Doppio appuntamento per l’artista stilista Antonio Marras a Pesaro: dopo il workshop sulla decorazione pittorica di alcune ceramiche dell’archivio del Liceo Mengaroni, coadiuvato dalla fraterna assistenza di Francesco Maggiore, direttore creativo di Kiasmo (Brand salentino dall’inconfondibile tratto grafico della ceramica d’uso), è attesa, mercoledì 16 ottobre alle 18,30 al teatro Sperimentale, la sua lectio magistralis, nell’ambito del ciclo di incontri, a cura del centro culturale “Città ideale”, dal titolo “Una passione come lavoro, un lavoro come passione”.

Un titolo che rappresenta bene un artista che attraversa tutte le declinazioni della cultura visiva, dalle decorazioni ai dettagli, provenienti da epoche e mondi apparentemente inconciliabili.
Il risultato del workshop sarà oggetto di un’istallazione in varie postazioni della città, come tributo alla Città della Musica Unesco, dopo il successo delle Lanterne, frutto di una collaborazione con Alghero, con cui Pesaro condivide il respiro del mare: «Due città di mare esposte, per natura, ad accogliere e ricevere. – racconta Marras – Le lanterne sono oggetti fatti di luce, costruite con pezzi di scarto. tutto ciò che di solito viene buttato via e diventa altro: amo recuperare oggetti, cani, persone, per trasformarle. Il bello delle Lanterne è che sono come un gregge in transumanza e in ogni città crescono utilizzando gli autoctoni, coinvolgendo non solo studenti, ma anche le persone più disparate, come professionisti e casalinghe, per realizzare qualcosa che è un bene di tutti».

Nel lavoro di Marras c’è una forte identità legata al suo luogo d’origine, ma, contemporaneamente, universale: «Nasco in una terra straordinaria per natura e posizione, un luogo oggetto di desiderio e possesso da parte di tutte le popolazioni, dove tutti hanno lasciato delle tracce cercando di cancellare quelle di chi li ha preceduti, in una potente stratificazione culturale. Attingo da questo profondo pozzo di parole, segni, gesti, umanità e storia e in qualche modo lo traduco nelle mie creazioni. Alghero è un’enclave dove si parla ancora il catalano, con tradizioni e cucina totalmente differenti da tutto il resto della Sardegna. Un’isola nell’isola, in cui ho sempre pensato ci fosse la possibilità di collegarsi con l’altrove, con l’opposto lontano: da lì nascono i segni che sono il mio Dna, ma che sono rimbalzati dall’altra parte dell’universo. Chi nasce su un’isola ha in sé il proprio Ulisse, la voglia di viaggiare, fuggire o partire, restando».

La sua creatività nasce dall’urgenza di “imbrattare”, coprire, disegnare, su qualsiasi superficie o materiale abbia vicino. Una necessità spinta dal desiderio, dove le mani sono la spinta propulsiva: «Le mani sono la prima cosa che guardo nelle persone, sono un prolungamento dell’anima». Nella sua lectio magistralis parlerà del suo lavoro: «Sarà fatta da tanti episodi che hanno segnato la mia esistenza, dove decidere cosa farò da grande. Come sempre e più di sempre, non riesco a programmare, né decidere né progettare in anticipo. È il momento, l’istante, la situazione a creare energia, il motore attraverso il quale si realizzano tutte le cose che creo».

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