Diapason: le vibrazioni musicali di Roberto Cacciapaglia

Al Rossini di Pesaro, le vibrazioni sonore di Roberto Cacciapaglia: questa sera alle 21 il noto pianista e compositore presenta il suo nuovo album “Diapason”. Cacciapaglia, vera eccellenza italiana nella ricerca e sperimentazione dei suoni, avvolgerà il teatro nel magico e armonioso incontro tra timbro degli strumenti, luci e colori. Un’esperienza unica per entrare in contatto con le potenzialità del suono, grazie ad un sistema di trasmissione e una tecnologia innovativa che espande i suoni del pianoforte nello spazio, portando alla luce e rendendo udibili i suoni armonici che normalmente l’orecchio umano non riesce a percepire. Un’esperienza di incanto, una relazione profonda tra ascoltatori e interpreti.

Una musica che è un oceano di suoni, si ritrova in questa definizione?

«Sì, perché l’oceano ha tanti tipi di interpretazione: nella psicanalisi è sinonimo di profondità e interiorità e nella cosmogonia orientale è anche universo. Quello che faccio è andare al di là delle divisioni: le gocce del mare sono tutte insieme e vanno al di là delle categorie. Ho scritto un pezzo che si chiama oceano».

Da dove prende ispirazione per le sue composizioni?

«La musica non è fine a sé stessa, ma un mezzo di evoluzione. Oltre al lavoro su un suono e sulla tecnologia, c’è il lavoro sulla presenza del gesto del suono. Io parto dal silenzio che diventa come uno spazio: se riesco a raggiungere, dentro di me, la sua profondità, il suono parte come una freccia e raggiunge chi ascolta in un incontro profondo. La musica è un’arte meravigliosa e i suoni della musica arrivano a toccarci dentro. Davanti al piano mi sento come davanti ad uno specchio ad occhi chiusi».

Le vibrazioni sonore sono come autostrade energetiche che ci permettono di comunicare: non a caso il suo nuovo album si chiama Diapason?

«Il diapason è il simbolo della purezza, della sorgente del suono, con la grande capacità di far vibrare tutti i corpi sonori sulla stessa frequenza. La musica è uno strumento intimo e sociale, per questo ho usato il cristallo di rocca per la copertina, che ha la stessa simbologia di una energia esterna e interna che si incontrano. Durante i concerti spesso faccio intonare il “la” al pubblico: nello spazio non ci sono divisioni e in una sola nota ci possiamo incontrare».

Diapason è stato un album meditato, sono passati quasi 4 anni dall’ultimo Tree of life?

«In questi anni la mia sperimentazione elettronica ha significato utilizzare dei software molto sofisticati e moderni che hanno la potenzialità di portare alla luce suoni non udibili all’orecchio umano, quei suoni armonici che Pitagora definiva essenza dell’universo. Io li chiamo anche biologici, ma non per moda, perché lavorano sulla natura: è forse l’unico caso in cui tecnologia e natura non sono in antitesi».

La musica parla una lingua universale?

«Il pubblico di tutto il mondo, che ha culture ed età diverse, è uguale di fronte alla musica che diventa un mezzo, una porta di evoluzione».

Cosa accadrà a Pesaro?

«Dal vivo avremo la possibilità di seguire il percorso del suono nello spazio: la natura del suono è trasparenza, come quando buttiamo un sasso nell’acqua e “vediamo” le onde sonore muoversi. Così, attraverso le frequenze, nasce la relazione con il pubblico. Le note sono sferiche e vanno riempite di contenuto, ma occorre avere una coscienza del suono che ha la proprietà meravigliosa di entrare profondamente e collegarsi sulla stessa frequenza di chi ascolta, anche ad una profondità inconscia».

In Diapason anche testi di Blake, Gandhi, e Martin Luther King?

«Questi grandi uomini ci hanno lasciato un’eredità fantastica. In un’epoca così complessa, in un momento ormai così difficile, si pensa sia stato detto tutto, ma io credo che proprio ora abbiamo possibilità straordinarie che i nostri antenati non avevano: con la fisica quantistica, le scoperte scientifiche, lo yoga, il mindfullness, le discipline interiori ed esterne che possiamo mettere insieme e si aprono nuove frontiere per la musica e la sua trasmissione e ricezione. “Scopri l’amore e fallo conoscere al mondo”, l’ultima frase di Ghandi: dobbiamo andare al di là e ritrovare la ragione essenziale, cercare in noi l’equilibrio, l’etica, l’altruismo, per poter cambiare le cose e farle girare nel modo giusto».

Cosa è per lei la musica?

«Cerco di avere una visione il più possibile aperta anche delle sue potenzialità. La musica ha una forza straordinaria perché non ha restrizioni: se siamo in 3 o 1000, ascoltarla è un momento di condivisione, un rituale, ma anche un momento intimo. Non ci saranno mai due visioni uguali, non dà schemi precisi: la musica è invisibile e ci lascia liberi».

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