Don Chisciotte: c’è ancora bisogno di eroi

Giunge al Teatro della Fortuna (da venerdì 20 a domenica 22 dicembre) l’atteso “Don Chisciotte” nell’adattamento di Francesco Niccolini, liberamente ispirato al romanzo di Miguel de Cervantes Saavedra, con Alessio Boni, artista dal grande temperamento nel ruolo del titolo, e Serra Yilmaz, eccezionale nel ruolo di Sancho Panza, affiancati da Marcello Prayer che firma insieme a Alessio Boni e Roberto Aldorasi la regia. Serra Yilmaz, musa cinematografica di Ozpetek, è di origine turca: è una di quelle attrici difficili da dimenticare per la forte presenza scenica e uno sguardo che resta indelebile  nei ricordi.

Come è nata la sua passione per il teatro?

«Sono stata prima di tutto una spettatrice molto regolare: da bambina, i miei mi portavano a teatro tutte le settimane. Si parla di tempi in cui non si guardava tanto la tv ed era molto comune andare al cinema o a teatro. Il desiderio di essere sul palco mi è venuto dopo, ma già da piccola, quando tornavo a casa da teatro recitavo tutto a memoria alla nonna…senza dire però che erano piéce teatrali e così capitò che una volta si preoccupò molto quando le recitai Diario di un pazzo di Gogol! E io mi divertivo moltissimo».

Cinema e teatro: in entrambi i casi lei riesce a trasmettere molto al pubblico, quale il suo segreto?

«Forse dovrebbe chiederlo al pubblico, io non lo so, non faccio qualcosa di particolare. Forse dipende dal fatto che mio padre, oltre che giornalista, aveva una grande passione per la fotografia e mi fotografava sempre: ho centinaia di foto e mi sono sempre chiesta se dipende da questo il fatto di non provare imbarazzo alcuno davanti alla macchina da presa, per me era cosa normale. Poi non ho mai sofferto del peso di essere bella: tutte le donne belle hanno un grande peso da sopportare, ogni volta devono trovare e provare inquadrature giuste. Essere troppo belle è un vantaggio pesante!».

Come è stato interpretare Sancho Panza?

«Quando Alessio me lo ha proposto ho accettato immediatamente, era una proposta molto allettante! Il mio Sancho è molto concreto, ha i piedi per terra e si accorge delle cavolate che combina Don Chisciotte. È un tipo pratico, pragmatico: vuole mangiare, avere i suoi soldi e non vuole farsi picchiare, scappando davanti al pericolo. Diciamo che usa quel buon senso contadino che nessuno di noi dovrebbe perdere di vista mai, perché, intellettualmente parlando, complicarsi la vita na fa mai bene e ognuno di noi dovrebbe conservare una parte di Sancho Panza».   

Chi sono i Sancho Panza oggi?

«Non saprei definire: pur non essendo molto coraggioso Sancho è onesto e sincero, non ha l’opportunismo del populismo che mi disturba molto, oggi. È un puro, ha un lato candido: quel candore che oggi abbiamo perso».

E invece esistono ancora i Don Chisciotte?

«Fortunatamente sì! Ci sono ancora persone che lottano per i propri ideali, che portano alla luce la verità. Io non perdo mai la speranza e bisogna contare molto sui giovani: sbagliamo a non avere fiducia in loro, perché ce ne sono tanti che non sono presi dalla violenza e dal razzismo e fanno di tutto per migliorare il mondo, bisogna solo dare loro più fiducia».

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