Dopo Bobo’ c’è sempre un vuoto…

“Dopo Bobò c’è sempre un vuoto”: così Pippo Delbono accompagnava l’ultima apparizione in scena del suo inseparabile amico, con lui da 22 anni, quando Delbono, dopo un seminario/laboratorio nell’Istituto di cura di Aversa nel ’95, decide di portarlo via da lì, via da oltre quarant’anni di reclusione in manicomio. Nasce subito un’intesa unica tra loro: Bobò diviene il protagonista di tutti gli spettacoli di Delbono: unico ad incarnare la verità del gesto dell’attore, la sua purezza incontaminata, e diviene l’anima vera del teatro di Delbono.

Da Barboni a Guerra, e poi Urlo, Dopo la battaglia, Orchidee, Vangelo… fino al recentissimo La Gioia. Bobò aveva 82 anni, era microcefalo e sordomuto, analfabeta, ma il segno che hanno lasciato i suoi silenzi, il suo strano modo di tenere il ritmo nonostante la sordità, è unico. Bobò aveva bisogno di poco, raccontava spesso Pippo, gli bastava stare con lui, essere preso per mano e andare incontro al mondo e la figura di Delbono vinceva la sua timidezza.

Mi ritorna il ricordo, di quella volta a Cerasa (vicino a San Costanzo), di quando Delbono mi passò la sua mano e lui mi guardò intensamente: mi fece una carezza e passeggiò un poco con me, intorno al paese. Il solo fatto che fosse stato Pippo a darmi la sua mano lo fece sentire al sicuro, subito. Mi guardava e mi sorrideva e io ho provato qualcosa di indescrivibile: una tenerezza infinita proveniva dal suo sguardo, dal suo passo incerto, da quella stretta sicura e al tempo stesso così dolce.

Da Ert- Emilia Romagna Teatro, l’istituzione che più ha sostenuto il teatro di Delbono arriva un caloroso messaggio che si unisce al dolore per la perdita di un “amico prezioso. Insieme a tutti coloro che lo hanno amato e continueranno per sempre ad amarlo, ci piace ricordarlo così: un saggio bambino ottantaduenne circondato da un tripudio di fiori, capace di vedere, dalla sua panchina/osservatorio, sulla scena della Gioia, ben al di là delle apparenze. Ciao, Bobò e grazie di tutto”, hanno scritto tecnici, maestranze e direttore del teatro.

“Dopo Bobò c’è sempre un vuoto”, e così sarà, da ora in poi.

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