Dreams: il sogno continua…

Dreams è un album magnetico, catalizzatore e al tempo stesso produttore di sogni: l’ultimo lavoro dello storico gruppo pesarese Cheap Wine, che segna anche i loro 20 anni di prestigiosa carriera nel mondo del rock, ha avuto enorme successo e questa sera, alle ore 22.30 a Prima Hangar (Strada dei colli) di Pesaro, sarà possibile riascoltarlo dal vivo.

Quello dei Cheap Wine è un percorso musicale di grande rigore filologico e Dreams, dodicesimo album autoprodotto attraverso un crowfounding, denota uno sguardo più aperto al futuro, la possibilità di avere ancora dei sogni e realizzarli, ma anche la passione, la volontà e una grande purezza interiore di tutti i componenti della band, capeggiata da i fratelli Marco e Michele Diamantini insieme a Alessio Raffaelli, Andrea Giaro e Alan Giannini.

Personalmente rimango ogni volta sorpresa dalla capacità dei Cheap Wine di sorprendere il proprio pubblico: poesia, trasparenza ideologica e continua ricerca di un suono personale, mai banale, li accompagnano da oltre 20 anni e, ad ogni concerto, sono in grado di trasformare il rapporto con il pubblico in un evento unico, nella magia di uno scambio di reciproche pure emozioni.

Marco Diamantini: quali i riscontri di un anno di tour?

«Ottimi, superiori anche alle aspettative visto che abbiamo proposto un concerto basato molto sulle atmosfere, molto più di ascolto che di movimento e quindi c’erano dei rischi. Invece è successo il contrario, abbiamo riscontrato molta attenzione e partecipazione emotiva».

In un’era di musica ‘liquida’, è ammirevole la vostra ostinazione a continuare sulla vostra strada senza scendere a compromessi. Avete mai pensato che se foste nati 15-20 anni prima, avreste potuto avere un riscontro più ampio?

«Onestamente sì, l’ho pensato. Dovendo fare i conti con quello che c’è adesso, forse siamo poco al passo coi tempi, ma è anche vero che non possiamo rinnegare quella che è la nostra personalità, così come la nostra generazione. Non essendo più dei giovincelli, sarebbe anche ridicolo inseguire cose che non ci appartengono. Quello che facciamo lo facciamo con molta convinzione e non abbiamo alternative: non possiamo essere quello che non siamo».

E in questi 20 anni di carriera, cosa è cambiato nell’anima dei Cheap Wine?

«È aumentata la consapevolezza dell’ambiente e dei meccanismi che lo regolano: una volta ce la prendevamo, ora vediamo le cose con più distacco. A livello artistico forse è aumentata la voglia di ricercare, di non ripeterci. Certo l’abbiamo sempre avuta, evitando di fare una copia del disco precedente, ma ora cerchiamo ancora di più atmosfere e suoni diversi, diverse sfumature che ci interessa percorrere».

Nonostante abbiate un sound personale e riconoscibile, i vostri album sono tutti diversi l’uno dall’ altro, ed ognuno racconta una sua storia. Ma se ti chiedessero quello che maggiormente rappresenta la musica e la storia dei Cheap Wine, quale sceglieresti?

«Difficilissimo: ogni album è quello che eravamo in quel momento. Ora è ovviamente Dreams, ma ogni disco che è uscito ci ha rappresentato nel corso del tempo. Forse quello che ci caratterizza di più oggi sarà il prossimo…».

E la canzone…una sola?

«Una è impossibile, due: The fairy has your wings e Dreams, perché hanno una forza emotiva e un coinvolgimento molto forti».

Il crowfounding per Dreams è andato molto bene, pensate di continuare su questa strada?

«Si assolutamente, dovrebbe iniziare alla fine di febbraio per il nuovo album che uscirà a fine ottobre. Se va bene quanto quello precedente di sicuro ci darà modo di riuscire a fare un lavoro che, anche dal punto di vista tecnico, abbia un livello molto alto».

Nasce prima la musica o le parole? Cosa ci può anticipare sul prossimo album?

«Nasce prima la musica! Ancora non mi sbilancerei, ci sono delle bozze che vanno verificate, ma è molto presto per tracciare una linea. A livello musicale prosegue la nostra ricerca su suoni e melodie che non ricalchino troppo il classico, il banale, il ricorrente, questo è sicuro».

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