Emergere dal profondo mare blu

Il testo dello scozzese Terence Rattigan “The deep blue sea” è in scena nei teatri italiani grazie a Luca Zingaretti, dopo il grande successo nelle sale londinesi. Una storia d’amore senza tempo, che si svolge però in un tempo preciso che è quello dell’arco di una giornata, strizzando l’occhio alla tragedia greca.
Rattigan, d’altronde, è stato tra i primi drammaturghi inglesi a offrire una svolta al tradizionalismo, offrendo storie e personaggi “immediati”, che parlassero al cuore delle persone. Non a caso è l’autore di “Tavole separate” che riesce a descrivere i dilemmi delle convenzioni sociali, mostrandone la falsa ideologia etica.

The deep blue sea è un crescendo di coinvolgimento per lo spettatore che lentamente scopre la storia dei personaggi, alcuni abbastanza identificabili e stereotipi di sé stessi come la portiera o la classica coppia borghese, altri più misteriosi, come il dottor Miller, in realtà un “ex dottore”…

La protagonista una donna che ama troppo, che ha perso il confine del rispetto per sé stessa annullandosi nell’uomo che ama perdutamente: ha sposato un uomo che non amava e poi ha perso la testa per il “classico uomo impossibile”, bello, arrogante, egocentrico, egoista. Ed è per questo che è una storia senza tempo: chi di noi non ci è mai passato, almeno una volta, in quell’amore folle che annulla ogni freno e che disintegra l’amor proprio e il rispetto per sé stessi?
Zingaretti ambienta questa lunga e intensa giornata in un appartamento londinese degli anni ’50/’60: non lo sposta dal suo luogo originario, e, dalle ampie finestre scandisce il passare del tempo. Alba, pomeriggio, sera, notte: il dramma non sembra virare al lieto fine, ma la svolta è dietro l’angolo.
L’anteprima al Rossini è ancora un po’ incerta: ancora troppo emozionata Luisa Ranieri diretta con mano esperta dal marito, mentre spicca Aldo Ottobrino nel ruolo del dottor Miller, misterioso personaggio e perno fondamentale di tutta la piéce.
È vero, dovremmo amarci un po’ di più noi donne, risorgendo finalmente da quel ruolo di sottomissione di cui, soprattutto in amore, subiamo ancora il fascino perverso.
Rattigan disegna, con tatto e apparente distacco, personaggi reali, quotidiani, che sopravvivono al passare delle epoche e descrive una protagonista capace di incarnare l’essenza della capacità di amare, troppo, ma anche la sua resistenza e la capacità di risorgere dalle ceneri, una volta toccato il fondo.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *