Faces: sintonie inattese dei Cheap Wine

Ultima occasione, mercoledì 4 settembre, alle 22, Dalla Cira a Pesaro, di ascoltare i Cheap Wine nel loro “Dreams Tour: sul palco Marco e Michele Diamantini, Alessio Raffaelli, Andrea Giaro e Alan Giannini.
A distanza di due anni, è in uscita, il 3 ottobre, il nuovo album Faces, che in questi giorni sta arrivando nelle case dei fan che hanno contribuito, per la seconda volta, al crowfounding lanciato dal gruppo pesarese che ha segnato la storia del rock italiano e non solo.

Faces è magnetico e ricco di sfumature, dall’inconfondibile segno, ma diverso dai precedenti: tante “facce” diverse, nella diversità dei brani e nella profondità dei suoni, curati, come sempre, con passione dalla band dei fratelli Diamantini, ancora capace di stupire. Come suggerito dagli stessi Cheap Wine dalle pagine di facebook, è un disco che richiede un attento ascolto: spiazzante, ma, secondo noi, pregno di significati, poetico e intrigante. Un suono che prende spunto dal passato per riproporsi stimolato dalla contemporaneità: aggressivo e tenace, a tratti psichedelico e mai banale.

Nelle pieghe di questi suoni, così intensi, si avverte la tensione emotiva, rivolta a non lasciarsi andare, a reagire, ad essere sé stessi anche a costo di rimanere isolati. Ed è proprio quest’ultima forse la caratteristica principale dei Cheap Wine: essere capaci di non essere mai ripetitivi, di non cavalcare l’onda del successo, ma, al contrario, di continuare ad esplorare le proprie emozioni che, dalla loro musica, si trasmettono con energia, facendo vibrare non solo i loro fan più agguerriti. Il consiglio è di ascoltarlo a tutto volume per carpirne ogni sfumatura, ogni s”facce”ttatura…

Marco Diamantini ci svela questo 13esimo album, il cui tour partirà a fine ottobre.

Quali i primi riscontri?

«Ancora non lo hanno ricevuto tutti, ma le prime sensazioni mi sembrano quelle di uno spiazzamento ed è quello che volevamo: non si aspettavano un disco così».

Una delle vostre caratteristiche è quella di non ripetersi mai, pur mantenendo uno stile riconoscibilissimo…

«È impossibile essere qualcosa di diverso da noi stessi, visto che ci identifichiamo molto in quello che suoniamo, ma ci piace non essere prevedibili. Avremmo potuto tante volte, anche in passato, ricalcare vecchie tracce, ma all’interno del nostro mondo ci sono atmosfere diverse che ci affascinano e che si evolvono».

Faces: quali i volti di questo album?

«Innanzi tutto quelli del gruppo, della band: al di là del fatto che le canzoni le scrivo con mio fratello Michele, c’è grande collaborazione e ognuno di noi, attraverso il suo strumento, esprime la propria personalità musicale. Ma le facce sono anche quelle che incontri per strada e ti chiedi sempre quali storie ci siano dietro quelle facce, anche quelle che non ti piacciono».

Diversamente dalla politica la vostra attenzione è rivolta alle emozioni?

«È tutto collegato, ma non mi piace fare dei testi esplicitamente politici: non ci sono slogan, ma, in fondo, tutto il nostro modo di vivere è politica. Non ho mai avuto bandiere in mano e nemmeno eroi, non sono un tifoso e anche in questo mi sento “isolato”. Diciamo che questo disco è dedicato a chi non si adegua e va alla ricerca di nuovi orizzonti, di emozioni tutte da scoprire, di esplosioni di vita, di sintonie inattese».

Tante chitarre per un suono grintoso che richiama il passato del rock, a tratti psichedelico, con una visione contemporanea?

«Questo disco è il contrario di Dreams che era essenziale, con suoni dosati quasi in punta di dita. Questo è “strapieno” di suoni. C’è molto la chitarra di Michele, che ama la tradizione, ma detesta i cliché: rielabora la tradizione con uno stile tutto suo, con il suo gusto, la sua atmosfera, il suo mondo interiore».

“È un disco nervoso, che suona per chi cammina accompagnato da ombre di inquietudine”: sono finiti i sogni?

«I sogni non sono finiti, sono indispensabili e sempre con noi. Vedo gente intorno a me che non mi sembra rilassata: questo disco fa riferimento ad una sensazione di inquietudine, di tensione. La tensione, non solo nel rock, per me è fondamentale e qui è particolarmente alta. Dreams si occupava di un altro tipo di aperture, un altro sguardo e non dico che questo è un ritorno alla realtà. Tutto il bagaglio della triologia era un viaggio difficile, con una reazione di speranza che ti dà prospettive. Faces lavora su quella prospettiva, ma la tensione è dovuta alle difficoltà che incontri: ciò non è negativo, anzi, è un segno di vitalità. Il rock deve sempre essere una sferzata che ti accompagna verso una reazione, una tensione positiva e vitale che ti aiuta ad andare avanti».

Il 4 settembre ultima tappa del Dreams tour: quando partirà il tour di Faces?

«Siamo in attesa della conferma di una data in zona e dal 31 ottobre partiremo da Firenze Teatro del Sale per proseguire poi con Genova, Chiari e altre città del nord, fino a Cantù il 23 novembre».

www.cheapwine.net  

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