Falafel Express: un teatro disegnato

Un linguaggio diverso dal solito, tra teatro e fumetto, per uno spettacolo intrigante e curioso: questa sera al Teatro Sperimentale di Pesaro, ore 21, TeatrOltre propone Falafel express di Compagnia Lumen, vincitore del bando Next 2018 – Laboratorio delle idee per la produzione e la distribuzione dello spettacolo dal vivo. Gli attori, Simone Formicola, Gabriele Genovese, Alice Giroldini, Matteo Palazzo, si muovono sulla scena interagendo con le proiezioni animate dei disegni della fumettista Chiara Abastanotti, autrice già per la casa editrice Becco Giallo. Il testo è originale, scritto appositamente da Roberto Scarpetti. L’ideazione del progetto e la regia sono di Elisabetta Carosio, la scena di Tommaso Osnaghi, il montaggio video di Paola Palombi.

Elisabetta Carosio, come mettere in dialogo linguaggi apparentemente così diversi?

«Questo progetto nasce due anni prima di vedere la luce, grazie alla lettura di una graphic novel araba del futuro che è stata poi una saga. La cosa interessante è che il protagonista era un bambino piccolo, proveniente da genitori franco-siriani, che cresce durante la narrazione. Attraverso la graphic novel si vede chiaramente come il figlio di queste due culture differenti digerisce il mondo che lo circonda, e, senza porre giudizi, affronta la questione della propria appartenenza attraverso un mondo di immagini».

Un impatto diretto?

«Un’altra impressione era che i personaggi di quella storia uscissero dalla pagina come se venissero fuori dalla carta: questa è stata la suggestione che mi ha guidato nella messinscena».

Tutto questo, in Falafel, è adattato alla situazione italiana?

«Qui parliamo di una situazione italiana, di persone venute in Italia negli anni ‘60/’70, e quindi, in questo mondo di immagini, la sensazione di uscire dallo schermo è ancora più forte. Già il fumetto è un ibrido, ma il teatro ha la potenza del rapporto con le persone: dalla bidimensionalità al rapporto diretto. In scena il disegno ha anche la doppia valenza di mettere in evidenza il punto di vista del protagonista, permettendoci di vedere i suoi sogni, la sua immaginazione».

Una storia contemporanea e molto attuale, una scelta coraggiosa?

«È uno spettacolo sull’identità: parla di un ragazzo, ma non intende cavalcare l’attuale clima. È nato prima di tutto questo: potrebbe essere strumentalizzato, ma il disagio di chi vive questa situazione è vecchio di decenni. Cosa significa appartenere ad un paese e dover rivendicare la propria identità? È una questione personale prima che politica».

Come affrontare un tema così complesso?

«Mi ha interessato da subito raccontare i momenti onirici di un personaggio che sta vivendo un viaggio metaforico e reale, alla ricerca della propria identità, e si ritrova catapultato nell’effetto che tutto questo provoca nel suo intimo. Questa storia proviene da un testo originale scritto da Roberto Scarpetti, ma nel percorso di costruzione dello spettacolo abbiamo fatto diversi laboratori incontrando molti ragazzi in questa situazione, ragazzi di seconda generazione appunto».

 

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