Figlie di Eva: esiste la solidarietà femminile?

Sul palco del Teatro Rossini di Pesaro, Maria Grazia Cucinotta, Vittoria Belvedere e Michela Andreozzi, insieme a Marco Zingaro, sono le protagoniste della divertente commedia Figlie di Eva, scritta da Michela Andreozzi, Vincenzo Alfieri e Grazia Giardiello e diretta da Massimiliano Vado, in scena da giovedì 16 a sabato 18, alle ore 21 e domenica 19 alle ore 17.

Traendo spunto un po’ da Pigmalione, un po’ dal Club delle prime mogli e un po’ dalle Streghe di Eastwick, Figlie di Eva è la storia di una solidarietà, ma anche dell’attuale condizione femminile, costretta a stare sempre un passo indietro ma capace, se provocata, di tirare fuori risorse geniali e rimontare vincendo in volata. Il tutto con uno sguardo satirico rivolto anche alla contemporanea “costruzione” dei nuovi idoli politici e dei loro slogan.

Michela, un testo frizzante che con ironia va dritto al problema?

«L’idea era quella di ricavarne delle riflessioni sulla condizione femminile. Il tema vero è che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, ma dietro una grande donna non c’è nessuno! E sono tante le donne che sono sempre “dietro” agli uomini, la cui posizione viene inevitabilmente sempre sfruttata».

La sorte delle protagoniste?

«Sì, qui tre donne contribuiscono alla carriera politica di un uomo, ma alla fine, al raggiungimento dell’obiettivo, la segretaria viene incastrata in un giro di firme, la moglie lasciata in diretta tv per una ventenne e l’insegnante del figlio verrà sostituita all’università proprio dal suo allievo. All’inizio le tre donne si detestano e vivono in mondi totalmente diversi, ma poi decideranno di unirsi, creando un antagonista ideale, ma solo perché non hanno fiducia fino in fondo delle loro capacità».

Quindi la solidarietà femminile esiste?

«Certo che esiste, sennò non avremmo due anni di tournée alle spalle e non staremmo preparando il terzo anno di repliche!  Esiste e credo che si debba coltivare. Le donne sono sempre state messe da parte, fin da piccole a scuola: storicamente ci hanno insegnato a dipendere dai maschi e senza di loro abbiamo paura di perdere i nostri privilegi. L’indipendenza non è facile da gestire e siamo state abituate solo a competere. È questo quello che cerchiamo di raccontare in modo astutamente comico, prendendoci in giro. La commedia non è brillante: è proprio comica».

Autrice e attrice: come vive il doppio ruolo sul palco?

«Molto bene: devo dire che un autore vivente sul palco a tratti è anche po’ rompiscatole e pignolo, ma è sempre un gran divertimento perché ho il privilegio di vivere con i miei personaggi tutte le sere. Un bel viaggio!».

E il rapporto con le altre due attrici?

«Divertito, assolutamente. Sennò sarebbe stata una vera tortura! Siamo delle gran trasgressive, mangiamo un sacco di dolci e patatine, ci spalleggiamo: è quasi un ritorno alla gita scolastica del liceo. Ognuna di noi ha la sua vita, più o meno movimentata, con figli, mariti, fidanzati: la tournée ci permette di evadere, si scappa e ci si riposa, ovviamente giocando».

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