Gianfelice Imparato: Ditegli sempre di sì

Anche il Comunale di Cagli, dopo Pesaro e Urbino, apre il sipario sul cartellone teatrale con una anteprima, allestita in residenza, in programma mercoledì 23 ottobre alle ore 21. Si tratta di “Ditegli sempre di sì” della Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, oggi diretta da Carolina Rosi, in scena nel ruolo di Teresa accanto a Gianfelice Imparato nel ruolo del protagonista, Michele Murri. La regia, dopo le esperienze con Marco Tullio Giordana e Mario Martone, è stata affidata a Roberto Andò, abituato a muoversi tra cinema e teatro, alla sua prima esperienza eduardiana, nell’ambito di un progetto di diffusione e valorizzazione l’immenso patrimonio di Eduardo.

Un’opera vivace e colorata, una commedia divertente che, pur conservando le sue note farsesche, suggerisce serie riflessioni sul labile confine tra salute e malattia mentale. Per Gianfelice Imparato è il secondo approccio al ruolo del protagonista, dopo essere stato diretto, 20 anni fa, dal grande Luca De Filippo. Info: botteghino del teatro 0721.781341.

Che effetto le ha fatto interpretare di nuovo Michele Murri?

«La prima differenza è che ho 20 anni in più (confessa sorridendo ndr), ma c’è anche una diversità di approccio di cui è complice la regia di Andò, che ha prediletto i contenuti, non oscurando comunque l’aspetto brillante della commedia. Certo, 20 anni fa ero più spumeggiante, mi rotolavo un po’ nell’aspetto più farsesco del testo. Oggi mi sono ritrovato ad avere a che fare con l’aspetto un po’ più malinconico del personaggio».

Eduardo nel cuore?

«Sì sempre. A questo spettacolo sono particolarmente affezionato perché 20 anni fa mi diresse Luca…».

Questa è la prima commedia in cui Eduardo affronta la follia: ma chi sono i pazzi e chi è normale?

«Il confine è molto labile e la commedia narra proprio di questo: mette in crisi le abitudini e gli stereotipi, in questo caso lessicali, di uno reputato pazzo che riesce a mettere in crisi un sistema con i suoi criteri, totalmente ribaltati».

Un classico è universalmente sempre attuale?

«Sempre difficile definire chi sono i pazzi e chi è normale: oggi direi che è impazzito il sistema, dalla sanità alla politica che riesce a far passare cose inaudite come “normali”. Come sempre Eduardo non solo precorreva i tempi, ma le sue tematiche avevano sempre valenza universale, anche se spesso per metafora, affrontando temi e sentimenti fondamentali per l’umanità intera».

E avete scelto di nuovo a Cagli per l’allestimento

«Sì, dopo esserci stati con “Questi fantasmi” l’anno scorso. Si lavora benissimo qui, si resta concentrati e tutto è a portata di mano. Pensi cosa sarebbe lavorare a Roma, dove sei costretto a spostarti continuamente tra casa, lavoro e impegni vari: qui tutto è nel raggio di 100 metri. Poi, amo molto le Marche».

Una terra che le piace molto?

«Di cui apprezzo il modus vivendi, rammaricandomi del mio sud. È una regione dove stati restaurati oltre 70 teatri in modo eccellente, contro il degrado in cui riversa il sud: fa male, ma è solo colpa nostra. Il problema dell’Italia in generale, è il mito della furbizia: siamo talmente furbi da, come diceva anche un verso di Shakespeare, riuscire a fare lo sgambetto persino a noi stessi».

 

 

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