Giovanna Marini: il sapore della memoria

Giovanna Marini, una delle “cantastorie”, come lei stessa ama definirsi, più importanti del panorama musicale italiano sarà sul palco del Teatro Rossini di Pesaro, sabato 3 novembre alle 21, insieme al coro Inni e Canti di Lotta e alla Banda della Scuola Popolare di Musica di Testaccio, con il concerto “Ed un pensiero ribelle in cor ci sta!”

L’evento, organizzato dal sindacato pensionati della Cgil, è uno degli appuntamenti del festival interculturale ViadelCanto che promuove l’integrazione sociale attraverso la valorizzazione delle diverse culture.

Sul palco del Rossini, insieme alla Marini, quasi 80 persone, tra musicisti e coristi, per un concerto davvero unico nel suo genere, frutto della proficua collaborazione della cantante popolare con la scuola di musica del Testaccio a Roma. Giovanna Marini porta magnificamente i suoi 81 anni, fatti di ricerca e studio della musica popolare, non solo italiana.

Lei ama definirsi una cantastorie più che una cantautrice?

«Diciamo che sono una via di mezzo, ma mi sento molto di più una cantastorie. Una cantautrice accetta di stare in un mondo con regole ben definite, tra cui quelle del business. Io preferisco raccogliere storie e raccontarle in musica, con una ricerca specifica delle tradizioni e della memoria popolare».

È importante la memoria, soprattutto oggi…

«Oggi la memoria è molto confusa: se io dovessi ricordarmi qualcosa di significativo di questo periodo citerei la tragedia del ponte Morandi e Riace dove si era sviluppato un sistema di accoglienza straordinario, ora stroncato. Queste due cose me le ricorderò sempre, ma sul resto è difficile capire cosa è importante e cosa no: le pieghe della storia si confondono, il valore delle cose viene confuso. C’è una memoria disturbata, le fake news e si fa una gran fatica oggi».

Come ha sviluppato la sua ricerca negli anni?

«Sono andata a cercarmele le cose e tuttora ci vado, non ho mai smesso di cercare e di studiare. Ho iniziato nel 68 la mia ricerca, quando ho capito la vera importanza della canzone popolare nella musica. La musica classica ha assorbito molto dei canti popolari, pensi ai canti della semina o quelli medievali: li chiamano “discanti” e li eseguono i cantori lirici, così come le laude che sono bellissime e andrebbero riportate “in strada”. Per carità, la lirica le ha nobilitate, ma hanno perso il senso popolare».

È molto importate la scuola popolare del Testaccio?

«È nata agli inizi del 76, dopo l’occupazione degli ultimi mesi del 75 ed è stato molto importante, un fatto rivoluzionario. La gente era stufa del terrorismo e gli studenti si sentivano responsabili di aver centrato troppo sull’aggressività la loro lotta e sono venuti tutti a studiare la musica. Questa scuola ha retto qualsiasi avversità e siamo più di 1000 che studiano seriamente. Ci sono ben 3 jazz band e una banda più grossa che vedrete a Pesaro. La recente amministrazione ha cercato di chiuderci, ma abbiamo resistito, anche perché siamo gli unici a pagare l’affitto!».

Cosa ascolteremo a Pesaro?

«La scelta non è mai facile: partiremo dai canti di denuncia e istigazione alla ribellione al potere della rivoluzione francese, a quelli degli intellettuali torinesi, fino ai primi canti delle mondine, a quelli contro la guerra. Cerchiamo di rappresentare ogni momento storico importante, per arrivare ai canti dei migranti».

Info: Teatro Rossini 0721.387621

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