Il Dracula laico di Sergio Rubini, in scena a FanoTeatro

Riallestimento e debutto di stagione per Dracula di Bram Stoker, in programma da venerdì 29 novembre a domenica 1 dicembre al Teatro della Fortuna di Fano. Dopo il successo di Delitto/castigo, Sergio Rubini e Carla Cavalluzzi si cimentano nella riscrittura di un altro capolavoro letterario, l’ultimo grande romanzo gotico, che vede in scena lo stesso Rubini e Luigi Lo Cascio, insieme ad un cast di ottimi interpreti. Dracula è un viaggio notturno verso l’ignoto, ma anche un viaggio interiore. (Info Teatro della Fortuna 0721.800750)

Dopo Dostoevskij, un altro caposaldo della letteratura dell’800: una sua passione?

«Ho una formazione che parte dalla grande letteratura dell’800 Stoker non è Dostoevskij, ma l’impianto del romanzo ottocentesco mi ha sempre affascinato. Lo possiamo stravolgere come vogliamo, ma resta sempre un grande romanzo dell’800».

Dalla letteratura al teatro, dopo tante e diverse letture cinematografiche, da Murnau a Herzog: quale la sua interpretazione?

«In realtà quello di Stoker è un libro vastissimo che ha dato il via non solo a un genere, ma a tante storie. È un libro dove c’è “tanto” ed è proprio nello “scavo” di questa pienezza che si riesce a mettere a fuoco una linea. Non sono un appassionato di aglio e preghiere, per cui il mio è un Dracula laico: sono partito dall’idea che il vampiro è un brutto male che ci prende e ci dissangua. Alla coppia protagonista capita la disavventura di imbattersi in questa brutta malattia, viene stravolta da questo male e lotta, insieme alla scienza, fino a dove la scienza non può arrivare».

Anche contro la superstizione?

«Dove la scienza non arriva c’è sempre la magia, la superstizione, l’occulto, il mistero. Il romanzo è nato prima dell’arrivo di Freud e della scoperta dell’inconscio. Per Stoker la paura è ancora qualcosa che sta fuori di noi. Mi piaceva raccontare l’ultimo periodo in cui l’uomo cerca di risolvere il mistero con gli strumenti dell’epoca, in cui esplode lo spiritismo, l’ipnotismo, tutti quei tentativi di combattere la paura prima di Freud».

Tempo fa ci aveva dichiarato: “non mi sento un regista di teatro ma di cinema che utilizza il teatro per approfondire”, quale l’approfondimento di questo lavoro?

«Mi piacciono i prototipi non i prodotti: ritengo che il teatro sia potente quando può mantenere viva la ricerca, come luogo di sperimentazione e sempre di avanguardia: mi piace farlo con questo spirito. Anche per questa ragione preferisco partire dalla letteratura: il testo va adattato e lo utilizzo per approfondire quella letteratura che mi ha fatto sognare, quei  territori che mi hanno sempre affascinato».

Che cosa rappresenta oggi la figura affascinante e misteriosa di Dracula?

«Nella metafora che leggo io, Dracula è malattia mortale, ci dissangua fino ad ucciderci, ci vampirizza, si insinua e si prende noi stessi fino all’ultima goccia di sangue. Non è un vampiro con i denti aguzzi, ma una malattia terribile e sconosciuta. Dracula fa parte della nostra vita, dobbiamo riuscire a conviverci, ad accettarlo, senza esserne schiacciati completamente».

Non mancheranno effetti speciali quasi cinematografici?

«Mi piace sempre pensare ad un teatro che renda lo spettacolo sempre più sensoriale: riuscire ad arrivare al nocciolo più pregiato del racconto non solo con la parola, ma anche attraverso il clima che si instaura, come nei sogni, dove ci muoviamo all’interno di spazi che hanno atmosfere, luci e suoni che hanno un sapore. Quindi non si tratta di effetti speciali, ma di calare le persone dentro un clima mentale, uguale a quello dei protagonisti del racconto».

(Info Teatro della Fortuna 0721.800750)

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