Il pianto dell’alba: l’addio di Ricciardi

È così difficile leggere l’ultimo libro di un autore dedicato ad uno dei personaggi che hai amato di più. Ho iniziato a leggere i libri di Maurizio De Giovanni un paio di anni fa, ma appena l’ho conosciuto sono diventata insaziabile: le sue parole sono come un flusso caldo, avvolgente, a tratti straniante, che ti accompagna con passione e poesia.

La serie dedicata al commissario Ricciardi è un noir, è vero e come trovare la poesia in un noir? Nella passione, appunto, nell’amore che De Giovanni ha per i suoi personaggi, per la sua città, una Napoli disincantata e senza sconti, vera, pulsante, cruda e sentimentale, ma anche pudica e orgogliosa della sua natura.

E poi arriva l’ultimo capitolo, l’ultimo libro dedicato al commissario Luigi Alfredo Ricciardi di Malomonte: un personaggio impossibile da non amare, per quel dolore che accompagna la sua vita, per quella sensibilità naturale e quell’innato senso di giustizia. E per quegli occhi verdi.

È un noir sì, avvengono omicidi, ma da quelle pagine viene coinvolto ogni tuo senso. Non le leggi: le ascolti muoversi dentro di te e viaggi con loro, nelle note di una serenata, inebriandoti di profumi, scompigliandoti i capelli come Ricciardi, mentre passeggia per le vie di una Napoli anni ’30.

Ecco perché fai fatica a pensare che non potrai più “perderti” in quelle storie, ma comprendi le ragioni dell’autore che, dopo 3 anni di avventure del suo amato commissario, si ferma al 1934, l’anno in cui il nostro Paese cambia radicalmente e sceglie la strada peggiore.
Una scelta condivisibile quella di De Giovanni, anche se ha gettato nello sconforto migliaia di lettori.

Carico di vento, è arrivato dunque l’ultimo libro. E ancora una volta De Giovanni coglie l’occasione per non offrire solo una storia noir, ma ci porta indietro nel tempo, quando i nostri sensi sapevano riconoscere la provenienza del vento. Sono rimasti solo i pescatori, i marinai o i contadini a saperlo distinguere: perché il vento determina la pesca e i raccolti, ma incide anche sull’umore delle persone, molto più di quanto possiamo immaginare. Ma noi, ormai, non lo chiamiamo mai con il suo nome: eppure il vento accarezza tutta la nostra esistenza e anche se non ne conosciamo il nome, ne siamo influenzati e attratti.

“Il pianto dell’alba” ti trascina via come il vento. Sei avvolto dal vento, anzi da 3 venti diversi, e le pagine scorrono via veloci, non le fermi. Non si ferma il vento, possiamo solo assecondarlo e farci accompagnare in questo profondo atto d’amore, in questo struggente e delicato addio.
Ma Ricciardi non è solo e il saluto te lo danno, a uno a uno, tutti i personaggi che con lui vivono: non in modo plateale, ma con dolcezza, con poesia e con amore, tanto.

Come hai potuto? È la domanda ricorrente, che ti scava dentro. L’amore ti spinge ad andare avanti, l’amore va vissuto fino in fondo, senza limiti, senza ostacoli e, soprattutto, senza paura. Durasse un giorno, un anno o una vita, non importa. Perché l’amore non si interrompe, continua a vivere dentro di noi, qualsiasi cosa succeda.

Non ti dimenticare di noi: non lo faremo Luigi Alfredo, non lo faremo Maurizio, non lo faremo mai.
Le lacrime le affidiamo al vento…

 

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