intorno alla Banda Grossi

L’arte ha il potere di fare riflettere sulle cose, sul presente come sul passato e sul futuro, per questo il dialogo fra arte e storia è sempre un efficace stimolo di conoscenza e riflessione. L’Archivio di stato di Pesaro Urbino, in occasione della “Domenica di carta” promossa dal MIBAC, per il 5° anno consecutivo, ha inaugurato domenica 14 ottobre una mostra artistico-documentaria dal titolo “Al di sopra degli stagni, al di sopra delle valli. – Il brigantaggio dai documenti della Storia al linguaggio dell’Arte” con una doppia personale di Adele Lo Feudo e Massimo Macio Giovanelli, a cura di Cecilia Casadei e Roberto Domenichini che si inaugura oggi alle 17.30 con un intervento dello storico Riccardo Paolo Uguccioni e si protrarrà fino al 3 novembre (lun-ven 9-18.30, sab 9-13).

È proprio dalle carte processuali dell’Archivio di Stato che è partita la ricerca dei professori Uguccioni e Monsagrati che produsse il libro “Vera storia della Banda Grossi”, scritto nel 1983, primo anello di una catena di pregevoli opere d’arte che spaziano dalla pittura al fumetto, alla gastronomia fino alla musica e alla realizzazione di un docu film per arrivare al film, tuttora nelle sale italiane, dei fratelli Ripalti.

In mostra le opere realizzate nel 2007 dall’artista pesarese Massimo (Macio) Giovanelli del ciclo pittorico “Banda Grossi, storia di briganti nella pittura naive”: 20 dipinti di pregevole fattura che accendono l’attenzione su alcuni dei momenti più crudeli e salienti della storia di questi fuorilegge, descrivendo, con sostanziale fedeltà, frammenti di storia del territorio. A questi 20 capolavori, dopo diverse mostre acquisiti dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, si aggiungeranno anche di 3 inediti per una carrellata di immagini che rievocano le gesta dei briganti condotte a Montefabbri, Isola di Fano, al passo del Furlo, Sant’Ippolito e Fossombrone, Mombaroccio, Gallo, Pesaro, tutti territori della provincia di Pesaro Urbino.

Anche Adele Lo Feudo, artista cosentina trapiantata a Perugia, si è occupata del brigantaggio realizzando una serie di opere tra pittura e scultura con i ritratti di briganti, miniature di brigantesse, del sud come Carmine Crocco e Filomena Pennacchio: «La mia ricerca sul brigantaggio risale a diversi anni fa: iniziai a sentire parlare del brigantaggio da piccola quando i miei nonni a Cosenza, in collina, mi dicevano di andare via presto perché c’erano i briganti per strada. Loro mi diedero una visione dei briganti come delinquenti. Ho sempre pensato però che era strano che queste persone non avessero motivazioni valide per condurre questa vita. Mi sono documentata e ho trovato diversi libri sul brigantaggio del sud, ma se già i briganti si conoscevano poco, le brigantesse erano ancora più sconosciute. I briganti, in special modo quelli dopo l’unità d’Italia, sono personaggi che forse andrebbero rivalutati: non conoscevo Terenzio Grossi, e ho avuto modo di farlo anche grazie al film di Ripalti».

Oltre alle opere saranno esposti gli atti processuali relativi alla Banda Grossi e la celebre sentenza del 1864, insieme ad altri documenti riconducibili al fenomeno del brigantaggio nel secolo XIX.

Da non perdere…!

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