Iperbolico crossover della Rossini Pop Orchestra

Una nuova sfida vinta per la “premiata ditta” composta dalla Rossini Pop Orchestra, il maestro Roberto Molinelli e l’autore dei testi Claudio Salvi, che dopo gli omaggi ai Pink Floyd, ai Queen e ai Led Zeppelin passando per Battisti, Mina e i Beatles, si sono dedicati al Re del Pop Michael Jackson.
Una sfida vinta per il Maestro Molinelli, capace di acrobazie iperboliche nella musica come pochi altri: chiedendo simpaticamente scusa per aver preso ispirazione da Mozart e Verdi in alcuni incipit delle canzoni più note di Jacko, è riuscito a fare convivere di nuovo un’orchestra sinfonica con il pop in una originale rilettura che ha affascinato e trascinato il pubblico. Claudio Salvi è riuscito a raccontare la vera storia di Jackson, dalle origini al suo culmine, inframezzato dai tristi pettegolezzi che in tutti modi cercavano di velare l’ascesa di un vero genio della musica, le cui doti vocali, come sottolineato da Salvi, erano da tenore leggero, con un’estensione che arrivava fino a tre ottave e mezza: si pensava cantasse in falsetto, ma non era affatto così.
Jackson deve tutto al padre che, nonostante la severità di un’educazione volta a riscattare il suo fallimento nella carriera musicale, gli ha permesso di diventare un vero re del pop. Ma come in ogni “vita da star”, molte sono state le leggende negative su di lui: dall’idea che volesse schiarire la sua pelle, dovuta ad una malattia, fino alle accuse di pedofilia, quando la sua indole era di aiutare i deboli e le sue battaglie erano a favore dei bambini e degli animali.
Ad interpretare l’icona pop il bravo Giuseppe Esposto, capace di trasformarsi e vivere fino in fondo il personaggio, cogliendone gli aspetti non solo apparenti, ma anche emotivi.
Sul versante canoro, Clarissa Vichi e il giovanissimo Mattia Sciascia sono stati davvero bravi a riprodurre il pathos e il ritmo dei successi di Jacko. La Vichi, in particolare, ha letteralmente ammaliato il pubblico con la sua verve da vera leonessa del palco, capace di cantare e ballare con estrema disinvoltura.
Un problema tecnico, dovuto alla presenza dei ballerini, ha però tenuto tutto l’allestimento troppo lontano dal pubblico, con qualche difficoltà di audio in alcuni momenti: una scena forse troppo “piena” che potrebbe essere alleggerita e che meriterebbe, almeno nel momento del medley, di dare maggiore e meritata attenzione all’orchestra.
Ogni crossover è riuscito a cogliere in pieno il senso della rielaborazione musicale che mai è stata vista come un’esecuzione di cover, ma come progetto di alto livello musicale che segna un importante percorso innovativo e originale nella storia della musica.

Si ringrazia Luigi Angelucci per la foto.

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