Jane Austen: una stanza tutta per noi

Teatri d’Autore propone un’altra eroina femminile d’altri tempi: dopo Nellie Bly, al Teatro Comunale di Gradara, questa sera alle 21.15, in scena “Una stanza tutta per noi. Le case di Jane Austen”, divertimento teatrale con musica prodotto dal Teatro Bancherò, con la preziosa collaborazione de Il Club Sofa and Carpet di Jane Austen di Riccione. Lo spettacolo, diretto da Pietro Conversano, è la trasposizione teatrale del testo di Roberto Bertinetti e vede in scena Francesca Di Modugno, Francesca Gabucci e Francesco Falabella. Alle ore 18.30, si terrà, presso Palazzo Rubini Vesin, l’incontro di Scuola di Platea, con Giuseppe Lerolli (My sweet Lady Jane Austen), in memoria di Roberto Bertinetti, scomparso prematuramente qualche mese fa, in collaborazione con il Liceo Nolfi-Apolloni di Fano e il Liceo Mamiani di Pesaro.

Attingendo esclusivamente all’epistolario, lo spettacolo ricostruisce in dettaglio la vita di Jane Austen, le sue speranze e i suoi timori, offre spazio alla sua breve carriera pubblica sempre protetta dall’anonimato (le opere uscirono firmate “by a Lady”), alle abitudini domestiche di epoca Regency.

Dal testo di Bertinetti alla scena: quale è stato il lavoro?

«Ho incontrato Roberto Bertinetti, una prima volta due mesi prima della sua scomparsa: – racconta il regista Pietro Conversano – fu proprio lui a scrivere questo testo che inizialmente era stato concepito come lettura scenica. Ma i contenuti e il personaggio erano troppo importanti per essere solo letti e rimanere così più freddi e distanti rispetto ad una messinscena diretta».

La Austen era un personaggio all’avanguardia e straordinariamente attuale?

«Da un punto di vista teatrale, come letterario, era una protofemminista: aveva una coscienza sbalorditiva per acutezza e per capacità introspettiva. Conosceva molto bene le donne e fu una delle prime a occuparsi di un mondo femminile ancora dentro un sistema sociale. È stata anche colei che si è subito ribellata al matrimonio. È straordinario come queste sue parole risuonino ancora oggi di grande attualità».

Cosa l’ha colpita di Jane Austen?

«Il suo coraggio! A noi può sembrare quasi ridicolo oggi, soprattutto ad una lettura superficiale delle sue opere, trovare una ragazza che esprime contenuti dirompenti, che parla di diritti di donne libere ed indipendenti. Mi ha colpito questa sua forza, così straordinaria, che ha attraversato i secoli».

Una donna che ha sottratto la penna dalla mano degli uomini e l’ha utilizzata per offrire un nuovo punto di vista?

«C’erano donne che scrivevano, come Ann Radcliffe, ma era letteratura totalmente diversa, horror e fantastica, il mondo femminile non esisteva come oggetto del racconto. La Austen invece lo ha fatto, in modo superbo. Ho scoperto che esistono dei veri e propri club “Jane Austen” sparsi in tutto il mondo che sanno a memoria tutti i suoi libri, conoscendo vita, morte e miracoli dei protagonisti. La sua forza stava nel rendere profonde anche le piccole cose».

In scena un epistolario e tre voci?

«Ho messo in scena il taglio biografico: Jane si mostra nel suo percorso, anche se non lineare. Una sintesi della sua esistenza con i vari passaggi, con citazioni dai vari romanzi, che risulta molto semplice anche per chi non avesse letto le sue cose. L’idea era quella di portarlo in giro insieme a Roberto e, in suo omaggio, la stesura dello spettacolo si è fermata all’ultima bozza condivisa con lui. In scena due attrici, un attore e un cane, Tobia».

 

 

 

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