Joe R. Lansdale chiude il Mystfest in omaggio a Pinketts

Si allunga di un giorno il Mystfest di Cattolica, la prima edizione senza Andrea G. Pinketts, scomparso lo scorso dicembre e componente storico della Giuria del Premio: domenica 30 giugno, alle 21, in piazza 1 Maggio, si terrà la cerimonia di premiazione del “1° Premio Andrea G.Pinketts – Una serata speciale per Andrea”, che sarà consegnato ad un ospite d’eccezione come Joe R. Lansdale, autentico monumento della letteratura d’oltre oceano. A dialogare con il “romanziere pulp americano più popolare”, Seba Pezzani, traduttore dei più importanti autori di thriller e noir e collaboratore di Lansdale (che ha raccontato nel libro “Joe R. Lansdale. In fondo è una palude”), e lo scrittore americano Lewis Shiner. Lansdale è in Italia da qualche giorno e, dopo Cattolica, sarà a Cesenatico: ha al suo attivo molti romanzi e una produzione sterminata di “short stories”.

La “leggenda” su di lei narra che ha fatto tanti mestieri prima di diventare uno scrittore di successo: è forse grazie a questo che riesce a cogliere molteplici sfumature dei suoi personaggi?

«Non è una leggenda, è proprio così. Sicuramente tutti quei lavori hanno un ruolo di importanza perché ogni cosa che uno fa entra nella propria scrittura, le esperienze sono fondamentali per uno che fa questo mestiere».

C’è qualcosa di lei nei suoi eroi, nei suoi personaggi?

«Dipende sempre dal libro, la coppia di investigatori texani Hap e Leonard viene proprio dal mio passato, con elementi che fanno parte di me, presi direttamente dalla mia vita. E così li ho lasciati fluire, nel modo in cui racconto le loro vicende».

Oltre ai tanti mestieri, lei è un amante dell’avventura e anche molto curioso: come nascono le sue storie?

«È proprio la curiosità l’elemento primario: sono costantemente alla ricerca di spunti, di cose che mi possono incuriosire o affascinare, così come di esperienze nuove che siano avventurose o meno. Trovare spunti non è mai un problema può essere un problema dare credibilità, renderli reali. Qualunque cosa mi può dare la scintilla giusta: anche storie di amici o fatti di cronaca».

Thriller e noir: generi che in Italia spesso vengono visti come “sottogeneri”, come mai secondo lei e succede anche in America?

«La verità è che non me ne frega nulla se qualcuno vede questo tipo di letteratura come di serie B. Poi questo tipo di ghettizzazione esiste anche da noi, certo, ma diversi scrittori di genere sono stati elevati ad un rango superiore, almeno negli Stati Uniti».

La bellezza della letteratura salverà il mondo?

«Non è detto, ma male non gli fa…».

Come appare l’Italia vista dagli States oggi?

«Negli ultimi anni, negli Stati Uniti l’informazione internazionale è molto cresciuta, nel bene e nel male, rispetto ad una volta. Questo significa anche che, dal nostro punto di osservazione, abbiamo la sensazione che vi state trasformando in quello che siamo noi: certi “vizi” li prendete anche voi…».

A ognuno il male che si merita: c’è una cura?

«Varie volte in passato il problema è stato risolto, ma mai definitivamente. È essenziale continuare a fare luce sulle cose e non abbassare mai la guardia. Soprattutto non perdere mai la memoria del passato».

 

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