La Banda Grossi in Teatro

Libri, fumetti, album musicali, quadri, un film ed ora anche uno spettacolo teatrale: la Banda Grossi rivive ancora nella messinscena di Glauco Faroni, scritta e interpretata da Fabio Brunetti, con Bardh Jakova, Matteo Fiacchini (fisarmoniche), Elisabetta del Ferro (viola da gamba) e Oreste Vitali (clarino), in programma al Teatro Apollo di Mondavio domani (venerdì 12 aprile) alle ore 21.15 per Teatri d’Autore.

Prima dello spettacolo (h18.30) presso la Sala Carboni avrà luogo l’incontro con Riccardo Paolo Uguccioni, autore del libro dedicato alla Banda, dal titolo “Brutti e cattivi”. Il brigantaggio nell’Italia dell’Ottocento in collaborazione con Liceo Nolfi-Apolloni di Fano e il Liceo Mamiani di Pesaro. Info: 366 6305500

“La banda Grossi. Una storia vera” è il titolo di questo suggestivo monologo che racconta, dal punto di vista di uno dei componenti, Sante Frontini, le vicende della banda che hanno interessato la nostra provincia, dove il ricordo è ancora vivo dopo 150 anni, nel biennio 1861/’62, all’alba dell’Unità d’Italia. Insieme alle vicende storiche, sarà raccontata la vita, le paure, le miserie di un periodo anche tragico per alcuni ceti della popolazione.

Fabio: libri, fumetti, un film e ora un monologo teatrale: come è nata l’idea di questo ulteriore spaccato sulla Banda Grossi?

«Non per fare i pignoli, ma questo monologo l’ho scritto prima del film. È una storia che sento molto mia, perché da bambino sentivo spesso parlare d’Zinzin e Grossi. Crescendo e facendo teatro, sono anni che avevo in mente di farci uno spettacolo. Il problema è sempre stato “come raccontarla”. Parlandone con Faroni, abbiamo scelto la via del monologo: fare parlare Terenzio Grossi era banale, ma Sante Frontini è rimasto con lui fino alla fine e quindi ci è sembrato quello giusto».

Anche se su Frontini pesa l’onta del traditore?

«Potrei dire che un Giuda ci vuole sempre, ma resta il fatto che gli è stato davvero vicino fino alla fine, nel bene e nel male. Un altro dei problemi su come raccontare questa storia era scegliere la perfetta attinenza storica o la storia che nasce dal racconto popolare ed è venuto fuori un mix di queste due versioni. Ma su Frontini c’è ancora chi dice che abbia ucciso Grossi per fargli un favore ed impedire che fosse catturato vivo, per la pena che gli sarebbe spettata».

Eroi o briganti?

«Parlo sempre da amante della storia e non da storico: io credo che, loro malgrado, fossero dei briganti, ma vanno anche collocati in un epoca dove o eri ricco o eri brigante. In quel periodo, le coltellate, le uccisioni, i furti e le rapine, condite anche di violenza, fossero all’ordine del giorno. Non credo fossero eroi, almeno nel senso politico che potremmo dargli oggi. Erano analfabeti e, soprattutto Terenzio, ce l’aveva davvero con tutti».

Quanto nel nostro territorio c’è ancora di questa banda di briganti?

«Sicuramente il film e soprattutto questo spettacolo teatrale che gira nei luoghi che la banda frequentò, hanno mosso di nuovo l’attenzione: una delle mie prime repliche è stata a Torre San Marco, vicino a Fratterosa, dove il ricordo è ancora vivissimo con tracce del figlio di Frontini. Ma anche lo spettacolo a Isola del Piano, sotto l’edificio del Comune, dove la banda fece un’entrata spettacolare, è stato emozionante: lì addirittura alcuni anziani mi hanno ripreso e mi hanno fatto correggere alcuni particolari!».

 

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *