la furia del racconto di Cristiana Morganti

Torna la grande Danza al Rossini di Pesaro: dopo il folgorante spettacolo dedicato al Cigno di Pesaro di Artemis Danza, TeatrOltre propone, sabato 17 marzo: “A Fury Tale” firmato dalla danzatrice e coreografa Cristiana Morganti, che per molti anni ha lavorato con Pina Bausch nel Tanztheater Wuppertal. La Morganti, affida ai corpi e alle personalità di due donne, alte, pallide, dai capelli rossi, uguali ma diverse, il compito di restituire la sua riflessione sensibile, ironica e in parte autobiografica sul femminile nelle sue molte, possibili declinazioni. Lo spettacolo, rivela un universo onirico e misterioso, in bilico tra fiaba e realtà: a tratti ci troviamo di fronte a due creature fatate, selvatiche e furbesche, poi, senza preavviso, siamo testimoni di scorci di vita reale delle due danzatrici. Cristiana osserva dall’alto le sue interpreti, con sguardo partecipe e ironico, ed entra, solo per un momento, sul palcoscenico, a testimonianza della fragilità e labilità dei confini fra vita e finzione, biografia e artificio.

Qual è il tema portante di A fury tale?

<La mia idea iniziale era di investigare l’emozione della rabbia sia come elemento distruttivo che come qualcosa che si può trasformare in altro. Le due interpreti, anche visivamente, mi sembravano adatte: alte con i capelli rossi, molto controllate, ma con dentro tanta esplosività. E’ stato l’inizio di una ricerca.>

Un lavoro costruito e condiviso?

<Desideravo confrontarmi con due interpreti così diverse da me, anche fisicamente, che mi ampliassero lo sguardo ad altre interpretazioni. Lavorando con due donne poi, molto del loro universo femminile è venuto fuori ed è diventato preponderante, come anche il discorso legato al mondo delle fiabe, uno dei fili rossi dello spettacolo, dove la rabbia è presente ma contenuta: streghe e fate, le due danzatrici posso assomigliare anche a due elfi.>

Fiaba o realtà?

<Ci sono dei temi ricorrenti nei miei spettacoli che comprendono una riflessione sul teatro, sul cosa è in scena e cosa è fuori scena. Anche qui ci sono diversi momenti in cui si rompe la quarta parete, o dove le interpreti parlano con me. In parte c’è anche qualcosa di autobiografico. Le danzatrici a volte sono loro stesse e a volte sono personaggi.>

La scelta delle due danzatrici è stata fondamentale?

<Dopo il mio primo spettacolo/conferenza sulla mia esperienza con la Bausch, ne ho creati 3 con il Conservatorio di Parigi dove potevo scegliere sì, ma sempre tra gli allievi. Sono state esperienze importanti che mi hanno dato il coraggio e la fiducia per tentare di fare il salto decisivo. Poi, dopo “Jessica and me”, avevo questa esigenza di staccarmi da me e da tutti i miei riferimenti, scegliendo interpreti molto speciali.>

Un proseguimento dell’idea di sdoppiamento?

<Come in Jessica, anche qui si gioca sul doppio e va da sé che in certi momenti sono separate, ma in altri possano essere l’una ombra dell’altra, due personalità complementari.>

Un dialogo diverso?

<Mi piaceva l’idea di creare una coreografia che fosse anche ironica sul ruolo stesso della coreografa: ci sono molte citazioni sia sugli stili di danza contemporanea che sulle frasi tipiche che un coreografo scambia con i suoi danzatori.>

L’esperienza con la Bausch è un punto di riferimento?

<Questo spettacolo non ha nulla a che vedere con il teatrodanza: quello che continuo a portare avanti, e che mi ha messo in contatto con Pina, è stata l’idea condivisa di rapporto con il pubblico. Le due interpreti da irraggiungibili diventano sempre più umane e fragili: donne, nelle varie sfaccettature e il pubblico si affeziona gradualmente a loro, tanto da uscire da teatro con la sensazione di aver conosciuto e “sentito” un essere umano, non solo per la sua bravura, ma in un contatto sincero.>

Info: Teatro Rossini 0721. 387621. Inizio spettacolo ore 21.

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