La linea rossa: ICircondati

A Scenaridens, sabato 23 febbraio, alle 21.15, al Teatro della Concordia di San Costanzo, l’appuntamento è con “La linea rossa” diretto e interpretato da Diego Carletti e Luciano Menotta (ICircondati) e liberamente tratto dal libro di Birte Muller. Autori, registi ed interpreti delle loro produzioni, gli spettacoli de ICircondati hanno sempre un forte impatto sul pubblico e la capacità di conquistare sia i bambini sia gli adulti. Vincitori di diversi premi nazionali, mantengono l’obiettivo di portare avanti una tradizione attraverso l’innovazione, utilizzando il linguaggio del circo, della musica e del teatro di strada. Ne La linea rossa, la rappresentazione del nostro tempo è messa in scena da due clown attraverso gesti quotidiani, semplici e universali, che offre uno sguardo sui limiti e i confini. Il limite geografico, i limiti dell’essere umano, il limite tra la realtà e la fantasia, tra l’adolescenza e l’età adulta. Nello spettacolo vengono affrontati i temi della paura dell’altro, del conflitto, della guerra come conseguenza della creazione di un limite. Appare un confine e nasce una dicotomia. La linea disegna due stati diversi, due proprietà, due leggi. Cosa succede quando oltrepassiamo il limite? Cosa ci aspetta oltre il confine?

Luciano Menotta, come è nata la linea rossa?

«Oltre alla scuola di teatro a Senigallia, tra le diverse cose che faccio c’è quella di leggere i libri ai bambini: così ho conosciuto il libro di questa autrice svizzera di cui mi sono innamorato e da cui ho preso spunto per questo spettacolo. In realtà è rimasta solo l’idea iniziale attinente al libro, perché nel lavoro di costruzione, durato quasi due anni, abbiamo elaborato un percorso parallelo».

Quali sono i limiti e i nostri confini?

«È un discorso oggi molto attuale, che scatena reazioni politiche e crea movimenti sotto molti punti di vista: noi abbiamo immaginato che questo confine fosse prima di tutto dentro una casa nella normale vita quotidiana. Questo comporta anche una degenerazione dei rapporti: l’amicizia, la convivenza possono degenerare e la prima divisione avviene proprio all’interno di noi stessi».

È un periodo in cui i confini sono all’ordine del giorno

«Il nostro spettacolo è una micro-realtà che va a simboleggiare una macro-realtà. A teatro giochiamo con la quarta parete e, venendo dal teatro di strada, il nostro è un linguaggio universale, un teatro senza parole e molto gestuale e per questo fruibile da un pubblico di tutte le età, in un linguaggio trasversale che da sempre è la cifra del nostro lavoro».

C’è un’evoluzione del teatro di strada dai vostri esordi ad oggi?

«Come tutti i generi è cambiato molto, era già in trasformazione una decina di anni fa. Oggi c’è una predominanza dell’arte circense, ma forse ha perso un po’ della sua magia e della sua poesia, diventando, anch’esso un’industria…».

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *