La Mannino alla Regina di Cattolica

Venerdì 25 gennaio, alle 21.15, al Teatro della Regina di Cattolica, in scena la travolgente comicità di Teresa Mannino in «Sento la terra girare». La Mannino, dopo la sua infanzia e l’incursione nella lirica, affronta un tema attualissimo che è quello della salvaguardia dell’ambiente, contro la disattenzione e l’indifferenza dell’uomo nei confronti della propria casa, il pianeta Terra. Ovviamente lo fa a suo modo, con l’ironia e la simpatia che da sempre contraddistinguono il suo stile.

Teresa, quando ha scoperto la sua vis comica?

«Da molto piccola, da bambina, perché a casa ero quella che aveva il ruolo di fare le imitazioni dello zio o del vicino. Insomma quella che ogni volta veniva messa in mezzo a raccontare».

Dalla laurea in filosofia al palcoscenico quale è stato il percorso?

«In mezzo c’è Milano: ho deciso di iniziare a studiare teatro per la voglia di stare con gli altri, di comunicare. Milano è una città difficile rispetto a Palermo ed era faticoso inserirsi. Questa cosa mi ha spinto a cercare di socializzare in modo diverso e ho scoperto che la mia vis comica poteva diventare un lavoro, ma stare in mezzo agli altri è sempre stato il mio fine».

Dopo la sua infanzia e l’incursione nel mondo della lirica, ora lo spettacolo è ispirato alla sua amata isola, ma non solo?

«L’isola c’è sempre perché ci sono io, nel mio modo di parlare e di stare sul palco, ma il tema è universale: la terra, il consumismo, il fatto che la stiamo consumando. Credo sia un tema fondamentale e urgente. C’è un rifiuto ad affrontare questo problema e magari lo capisco perché ci sentiamo impotenti, ma se decidiamo di smettere di “consumare” possiamo incidere in modo fondamentale».

Secondo la sua sensibilità, il pubblico reagisce allo stesso modo da nord a sud?

«Il pubblico non è mai lo stesso anche nella stessa città, ogni sera e diversa e te lo devi conquistare, nulla è mai scontato. Però è vero che ci sono dei punti fermi che fanno ridere di più in un posto piuttosto che in un altro: quando parlo della terra e della nostra agricoltura è un tema più sentito al sud, perché qui il grano noi lo vediamo davvero, mentre al nord sono più sensibili al tema del consumismo».

Con l’ironia si riescono a dire cose importanti?

«Sempre di più mi rendo conto di quanto sono fortunata per il dono di riuscire a comunicare in maniera profonda e immediata. Con questo spettacolo avevo paura di diventare “sermonica”, di rimproverare e invece il pubblico capisce bene le mie intenzioni, il mio grido disperato. Le risate e i silenzi poi, mi stanno aiutando a capire che c’è voglia di fare qualcosa».

La sua è una comicità pungente, come costruisce i suoi monologhi?

«Nel processo creativo ho un pensiero: in questo spettacolo era il desiderio di raccontare il problema dell’inquinamento, l’emergenza del pianeta, ma pensavo fosse troppo difficile e doloroso, apocalittico. Poi in un video, un signore americano spiegava come si potesse avere un impatto ambientale inferiore anche usando una sola salvietta al posto di tre per asciugarsi le mani. Se faceva sorridere lui che non è un comico, allora era possibile fare qualcosa e con Giovanna Donini abbiamo alleggerito il tutto, portando esempi quotidiani. Magicamente si è trasformato: si ride e si riflette».

Meglio dentro o fuori dall’armadio?

«Ci sono periodi della vita in cui è meglio stare chiusi, ma in questo momento non si può: c’è una necessità oltre che un dovere morale ed etico, per tutti. Ci dobbiamo salvare tutti insieme».

 

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