la musica per l’anima di De Andrè

Vibra il Comunale di Cagli per l’emozione quando si spengono le luci sul gremito teatro e compare la silhouette di Cristiano De Andrè che nel buio, per un attimo, ricorda tanto Fabrizio.

Un concerto magico e ricco di emozioni che è partito proprio da Cagli: un concerto dedicato alla rivisitazione delle canzoni di Faber secondo Cristiano: “Ogni 5 o 6 anni ho deciso di fare questo tour, con una musica che dà un altro vestito alle opere di mio padre – annuncia De Andrè –  in questo modo, ogni volta ci sono tanti giovanissimi che si appassionano ai suoi testi. Sarete voi a testare la scaletta di questo primo concerto, voi che ci indicherete se abbiamo lavorato bene.”

Il teatro tutto in piedi, i due bis, hanno confermato che il lavoro è stato non solo perfetto, ma quasi magico: nuovi arrangiamenti che hanno donato nuovo vigore ai potenti testi del grande cantautore italiano, evidenziandone spesso l’alta poesia come nel caso della versione, quasi più recitata che cantata, de La guerra di Piero.

Tanto sentimento da parte di Cristiano: un sentimento puro e sincero che ha conquistato il pubblico di Cagli, anche quando ha parlato di sé, del controverso rapporto con suo padre a cui, con infinito amore e ammirazione, sembrava dedicare ogni nota, ogni verso: “Lui mi è molto vicino con i suoi versi, io lo riporto a voi: lui è sempre stato un grande appiglio nel buio.”

E Cristiano si racconta, narra episodi, a volte buffi, a volte tristi, esortando sempre il pubblico a non cedere, a non lasciarsi andare ad accettare ciò che la Società vuole imporci: “un mondo dove tutto è confuso, dove mancano amore e solidarietà. Persino gli intellettuali, che un tempo ci davano consigli ora sono scomparsi. C’è un senso di vuoto: ancora non hanno capito che la felicità non si può comprare e tutti noi, poveri o ricchi, grandi o piccoli, abbiamo una bellezza fatta anche di tante imperfezioni, ma che ci rende unici.”

Racconti tratti dalla sua recente autobiografia, sofferta e tormentata che ruota attorno al suo rapporto con il padre: dalle tournée negli anni di piombo, all’emozione della propria voce che fa l’eco in uno stadio, dal perdonare al perdonarsi come atto estremo di sopravvivenza da confidare a un figlio.

Non sono mancati gli aneddoti anche divertenti come quello su De Gregori: “Ero un bambino e lui frequentò un’estate casa mia, in Gallura. Ero rimasto così colpito dalla sua Alice che quando venne a trovarci lo tempestai di domande: Francesco, ma come fanno i gatti a girare nel sole?” O anche, episodi durante la contestazione giovanile, su come era difficile coniugare le lezioni di alcuni professori un po’ reazionari con quello che lui stesso viveva in casa.

L’intensità delle sue re-interpretazioni, l’atmosfera rock dei nuovi arrangiamenti, la splendida esecuzione da parte di musicisti di altissimo livello come Osvaldo di Dio, Davide Pezzin (Ligabue) e Davide Devito, con la collaborazione di Max Marcolini (Zucchero), si sono fuse in una serata che ha toccato alti livelli di poesia e musica che ha trasmesso a tutto il pubblico grandi emozioni. Siamo sinceri, dietro quelle luci, nell’aria rarefatta dei fumi colorati da rock band, l’altra sera, a Cagli…c’era anche Faber.

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