La piccola bottega degli orrori al Sanzio di Urbino

Un musical “storico” al Sanzio di Urbino: dopo il debutto al Teatro dell’Aquila di Fermo, “La piccola bottega degli orrori”, con Giampiero Ingrassia, Fabio Canino e Belia Martin, diretti dalla regia di Piero Di Blasio, giunge a Urbino mercoledì 27 novembre alle ore 21. Dopo 30 anni esatti Giampiero Ingrassia torna ad interpretare il ruolo di Seymour, affiancato da Fabio Canino, attore, scrittore,  conduttore televisivo e radiofonico, che affronta con grande entusiasmo per la prima volta il musical, interpretando il ruolo di Mushnik.

Cinema, teatro, tv, radio e libri: il palcoscenico nel Dna?

«Da bambino dicevo che volevo fare il circo e, tutto sommato non sono andato così lontano, perché il mondo dello spettacolo ha dei numeri di grande magia, tanti “animali feroci” e numeri molto divertenti. Ma è il teatro la mamma di tutte arti».

E se dovesse fare un elenco secondo quello che le piace di più fare?

«Una classifica è impossibile, perché dipende sempre dal momento: ci sono dei periodi storici e periodi personali. Cronache Marziane mi è piaciuto moltissimo, ma si respirava l’aria giusta in un’Italia più scanzonata. Ora la tv è molto più violenta, la usano i politici per fare propaganda verso analfabeti e io non mi ci ritrovo più se non per Ballando con le stelle, dove ci si chiude in questa bolla bellissima, che è la sala da ballo, lasciando fuori le brutture. Mi piace fare Radio e anche scrivere, ma per me parte tutto dal teatro e mi piace tornarci quando c’è un bel progetto. È l’arte più sincera e immediata, per me è come tornare a casa, anche se è quella più difficile».

Ed ora il musical: come è il suo Mushnik?

«Il musical è arrivato davvero all’improvviso: sono un grande amante del musical, ma devo confessare che sia produttore che regista hanno dovuto quasi costringermi, perché mai avrei pensato di poterlo fare. La bottega è uno dei miei preferiti e la compagnia è stratosferica! Mushnik mi fa molto ridere, perché, nonostante questa apparenza burbera, in realtà nasconde una grande ironia, come tutta la comunità ebraica, che mi appartiene molto».

E il lavoro con Ingrassia?

«Molto bello, è stata davvero un’intuizione giusta del regista perché già ci conoscevamo, ma non ci avevo mai lavorato. Lui è un maestro del musical, uno da cui imparare tutto e funzioniamo molto, lo stesso tipo di ironia e lo stesso tipo di approccio: mi piace vedere attori che lavorano ancora artigianalmente e con generosità, condividendo tutto con il cast. Ormai siamo diventati grandi amici e ridiamo come pazzi, sembra una gita scolastica più che una tournée!».

La sua ironia ha radici più toscane o campane?

«Credo di aver preso da tutte e due le parti 60% fiorentino e 40% campano: la parte più cattiva è quella toscana,  quella più di situazione è napoletana».

Porterà avanti anche altri progetti?

«”Ballando” riprende a marzo, ma nello spettacolo ci sarà un piccolo omaggio al ballo…Continuo a fare radio e a gennaio riprenderò la promozione del libro (Le parole che mancano al cuore, ndr) che mi sta dando tante soddisfazioni perché è l’unico libro che affronta una storia d’amore tra calciatori di serie A: una semplice storia d’amore, senza scandali e outing di nessuno». 

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