La scortecata di Emma Dante a Fano

Emma Dante torna nelle Marche, questa sera al Teatro della Fortuna di Fano e domani nel rinnovato e appena inaugurato Teatro Filarmonici di Ascoli Piceno, con il suo ultimo acclamato lavoro “La scortecata” un’esplorazione dell’animo umano a partire da una favola popolare raccontata da Giambattista Basile ne “lo Cunto de li cunti”, noto anche col titolo di Pentamerone, prendendo spunto dalle fiabe popolari e che già affascinò Roberto De Simone e, al cinema, Matteo Garrone. Un affresco umano dove si mescolano Shakespeare e commedia dell’arte.

La Dante drammatizza la fiaba facendo incarnare le due vecchie e il re da due dei suoi eccezionali interpreti, Carmine Maringola e Salvatore D’Onofrio, come nel teatro settecentesco.

Una fiaba che come spesso accade, ci mostra molto delle nostre paure quotidiane?

<Si assolutamente, una fiaba sulla vecchiaia e sulla non accettazione della morte. Queste due vecchiarelle sono molto tenere in questa loro vita comunque solitaria, in cui si tengono compagnia anche usando l’escamotage della narrazione, del sogno e della favola. È anche un bel modo per aspettare la morte quello di raccontarsi delle storie. Le favole si raccontano ai bambini di solito perché si pensa che solo loro possano credere ai sogni, ma i vecchi tornano bambini…>

E hanno bisogno anche loro di sognare?

<Secondo me potrebbe essere interessante partire da queste due figure per raccontare altre fiabe di Basile. Mi ha fatto venire in mente che queste due vecchine potrebbero essere il tramite per un ribaltamento interessante, quello di raccontare le fiabe ai vecchi per addormentarli. Potrebbe essere uno spunto perché dormire è in fondo un altro modo di pensare al sonno eterno della morte.>

Un testo che si adatta ai corpi in scena come nel suo stile, in questo caso due uomini come nella tradizione del teatro settecentesco, come è stato il lavoro con loro?

<Non è stato difficile, lavoro da anni con loro e c’è una frequentazione e un’intimità che ci permette di lavorare senza fraintendimenti. La storia di Basile è molto forte, ma al tempo stesso eravamo sostenuti dalla sua scrittura. È andata liscia, tutto è nato come un gioco e l’ho riscritta.>

Riscritta sui loro corpi?

<C’è il linguaggio di Basile ma c’è una riscrittura che riguarda tutta l’impalcatura che è completamente rifatta, partendo dalla vita desolata di queste due vecchie povere, che hanno la loro cassaforte dei sogni da dove tireranno fuori gli elementi con cui raccontano la storia, tra cui il vestito per andare dal Re.>

Qual è la morale …”della favola”?

<Esattamente quella che dice Basile, ovvero l’ossessione dei vecchi, o forse più delle vecchie, perché gli uomini rimangono sempre interessanti e non si sa perché, di volere sempre apparire più giovani di quello che sono. Rompere la cornice del viso significa rompere l’armonia con il proprio corpo e il proprio essere.>

Anche questa volta lo spazio vuoto del palco sarà riempito dalla fisicità dei suoi attori?

<È uno spettacolo fatto con poco: due “seggiolelle”, un modellino di plastica di un castello e una cassapanca, ma il linguaggio di Basile è già talmente ricco…>

La lingua dei suoi attori è quella della strada che convive con una gestualità esplicita che va oltre la parola?

<Assolutamente comprensibile sia dalla gestualità ma anche dalla scrittura, talmente ricca e molto onomatopeica i cui suoni si fanno portatori del significato delle parole. Una specie di danza delle parole, come quando la danza stessa ti racconta e ti emoziona nella sequenza dei suoi gesti.>

 

Info: botteghino del Teatro della Fortuna 0721 800750, biglietteria festival APP 0736 298770 – 334 6634432. Inizio spettacoli: Fano ore 21; Ascoli Piceno ore 20.30.

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