la tagliente comicità di Montanini

Settimo monologo per il comedian più irriverente del panorama italiano: Giorgio Montanini sarà questa sera al Teatro Sanzio di Urbino con il nuovo spettacolo “Eloquio di un perdente”. Montanini rispetta rigorosamente le caratteristiche della satira e le celebra una per una: un mix di riflessioni dalla comicità tagliente per smontare tutti i luoghi comuni e le certezze che accomunano il nostro benpensante Paese. Montanini, con la sua stand up comedy, spara sul buonismo degli italiani e lo distrugge. Una satira feroce, politicamente scorretta che caratterizza tutti gli spettacoli del comico più sagace e sferzante della nuova scena comica.

Eloquio di un perdente: chi sono i perdenti oggi?

<Nello specifico il perdente sono io: l’eloquio è la capacità che il comico ha di poter comunicare in modo efficace. In un momento in cui alcuni comici diventano degli asceti raccontando la Divina Commedia e altri diventano leader carismatici facendo abominio democratico e culturale dandosi alla politica, occorrerebbe fare un po’ di chiarezza…>

Non c’è bisogno di far nomi…

<La cosa più aberrante per un comico è pensare che quello che dice possa avere un valore politico e culturale per gli altri: è assolutamente il contrario! Il comico, in antitesi al politico, sale sul palco e se ne frega se qualcuno è più o meno d’accordo con lui, non cerca il consenso. Il politico è quello che trova la “ricetta” che serve al ricco e al povero per vivere. Se un comico prende il suo punto di vista e lo eleva a ricetta politica bestemmia culturalmente, politicamente e socialmente.>

Nelle note si legge il riferimento a Matrix: viviamo in una realtà virtuale?

<È una metafora: la realtà virtuale è in riferimento al fatto che noi non viviamo in base ai nostri istinti, ma seguiamo convenzioni sociali, stereotipi e luoghi comuni. Assecondiamo dei punti fermi come la famiglia, il lavoro e i figli e ci sentiamo realizzati in base a convenzioni sociali che non abbiamo chiesto, ma che ci hanno imposto. Il 70% delle violenze sono all’interno della famiglia: ci fanno credere che questa vita sia sana, ma ci trattano da schiavi.>

Giusto o sbagliato: come farsi un’idea personale in questa confusione mediatica?

<Non è affar mio, non sono un asceta o Osho che dà la via, faccio solamente notare le contraddizioni. Prendiamo la follia: è folle uno che canta a squarciagola nudo in una piazza, ma è sano ingegnere che progetta le mine antiuomo per uccidere i bambini?>

Come si fa a fidarsi delle persone giuste?

<Un altro problema che non riguarda i politici, ma chi li vota! Siamo noi gli unici responsabili del caos che sta succedendo. La satira moderna deve prendersela con quello che vedi davanti allo specchio ogni mattina o con la signora che compra la frutta vicino a te. Il fatto è che si vota secondo i propri interessi e non in base ad una coscienza collettiva.>

Esiste la voglia di fare una rivoluzione o siamo tutti addormentati, come in Matrix appunto?

<La rivoluzione non l’ho inventata io, ma chi l’ha teorizzata ha specificato che necessita di una condizione di classe: occorre riconoscersi vittime dello stesso sfruttatore. In Italia cerchiamo solo di sentirci meno negri degli altri: sono loro la minaccia, senza rendersi conto che loro sono nostri fratelli. Non ci sono i presupposti ora per una rivoluzione.>

Settimo monologo: cosa è cambiato dal “primo Montanini”?

<Molto: il mio primo spettacolo era acerbo, io ero acerbo i contenuti ancora embrionali. Non sono un genio, né un fenomeno, né un alieno: c’è una crescita continua, un mettersi in discussione sempre e sono molto orgoglioso di questo ultimo lavoro.>

Per informazioni: biglietteria del teatro Sanzio di Urbino 0722 2281.

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