la Vedova allegra al Rossini

La stagione Sinfonica 3.0 prosegue nel suo percorso di musica d’autore con un’incursione nell’Operetta: venerdì 2 febbraio, sul palco del Teatro Rossini è di scena “La vedova allegra”, del compositore austriaco di origine ungherese, Franz Lehár, con l’Orchestra Sinfonica G. Rossini diretta dal M° Orlando Pulin che affiancherà la Compagnia Elena D’Angelo. Dopo una ricca carriera sui palchi dei maggiori teatri, Elena D’Angelo si presenta in veste di produttrice con uno dei cult del genere, strizzando l’occhio al gusto del pubblico moderno con eleganti allestimenti, ballerini professionisti e musica dal vivo con orchestra.

Che cosa significa mantenere la tradizione dell’Operetta oggi?

<L’operetta, indiscutibilmente, funziona sempre. Purtroppo, non essendo riconosciuta dai media, portare avanti questa tradizione vuol dire veramente crederci e vivere della risposta del pubblico, da quello abituale, sempre contento ed entusiasta, a quello che si avvicina casualmente e che, inevitabilmente, si innamora. Sicuramente è un impegno anche economico, in un momento dove le compagnie stanno navigando non proprio in buone acque.>

Forse è un po’ snobbata dai teatri?

<Un po’si, ma, ultimamente, sta ritornando alla grande in tutti i teatri lirici: la Scala fa “Il pipstrello” e la Vedova è in programma da Verona a Catania passando per Bari. I grandi teatri si stanno accorgendo che l’Operetta funziona benissimo e fa un sacco di spettatori, nonostante tutto quello che fanno per ucciderla! In fondo è un tipo di teatro “leggero”, dove finisce tutto bene e non ci sono troppe riflessioni interiori. Non è un caso che abbia avuto maggior successo durante la Guerra.>

E’ comunque un genere che non attira solo un pubblico maturo?

<Assolutamente no, vediamo tantissimi giovani incuriositi: d’altronde è la mamma del musical! A Pesaro poi, avremo due rappresentazioni con le scuole, in forma di studio: credo ci sia una rinascita di interesse da parte dei giovani!>

Lei è passata da cantante a produttrice, mantenendo anche il suo ruolo?

<Un po’ di follia ci vuole sempre! Io credo moltissimo in questo genere, e gli ho dedicato ben 20 anni di carriera, nei quali ho avuto modo di capire come si lavora anche fuori dal palco. All’Università ho fatto una Tesi sull’operetta, scavando e scoprendone i motivi e gli aspetti sociali. Mi sono resa conto delle difficoltà di questo genere ma anche delle gravi mancanze degli impresari: una mancanza d’amore che ha giocato a sfavore.>

A Pesaro sarete in scena con l’Orchestra Rossini?

<Siamo molto felici di questo: oltre al fatto di riportare l’operetta dove manca da diverso tempo e con la guida del Maestro Pulin che ho la felicità di rivedere. Una positiva e prestigiosa collaborazione, visto che per l’Osr è la prima volta che si cimenta con questo genere.>

La sua è proprio una missione?

<Sì, che mi sta dando grandissime soddisfazioni! La cosa bella è che mi sto dedicando anche alla regia, così riesco ad esprimere tutto quello che desidero dire.>

Non solo, anche alla regia lirica?

<Sì, ho fatto Traviata, Barbiere di Siviglia e sto preparando il Nabucco a Monza.>

Sogna il Rof?

<Magari! Sarebbe fantastico!>

Info: Teatro Rossini 0721 387621

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