la verità…fa male…

Agile, moderno, divertente, ma ricco di sfumature delicate e al tempo stesso incisive sulla nostra contemporaneità: “Provando…dobbiamo parlare” è un testo che non passa inosservato, sia per la bravura dei suoi interpreti (Sergio Rubini, anche coautore e regista, Fabrizio Bentivoglio, Michela Cescon, Isabella Ragonese, con un cameo di Federico Fazioli) che per quei sottintesi che rimangono sospesi tra una battuta e l’altra della coinvolgente commedia, forse uno dei pochi baluardi di spontanea commedia all’italiana.
Lo spettacolo, andato in scena al Teatro Rossini di Pesaro, si svolge tutto in una notte in un groviglio di non-detti che emerge improvvisamente, col risultato che, all’indomani della battaglia, nulla sarà come prima.
D’altronde cosa dovremmo aspettarci da un titolo dove appaiono due parole “terribili” come “dobbiamo parlare”? Chiunque le pronunci, amico, parente, fidanzato/a, datore di lavoro, ecc, sa che sono foriere di cattivi presagi, di una parentesi che richiede un chiarimento e non sempre positivo. Proprio come accade alle due coppie protagoniste, apparentemente distanti, ma che si frequentano da tempo e condividono ogni istante del loro tempo libero.
La crisi della coppia “borghese” dove lui, uno straordinario Bentivoglio che si diverte ad esaltare il contrasto tra la professione di chirurgo e la sua scarsa sensibilità affettiva, con sfumature grevi da “coatto” davvero esilaranti, e la moglie, bravissima Michela Cescon, anche lei dottoressa, si scoprono adulteri, andrà ad aprire delle ferite profonde nell’altra coppia, apparentemente più serena e innamorata, composta da un intellettuale e pacato scrittore, fantastico Rubini dall’ironia sottile, e Isabella Ragonese, allieva prediletta trasformata in compagna e ghost writer.
In mezzo sottili, ma non troppo, riferimenti alla borghesia, presunta o dichiarata, di due classi sociali, con le loro infinite contraddizioni, dentro e fuori uno stile di vita che nasconde percorsi perversi.
La verità è un’arma pericolosa, sempre a doppio taglio e a volte, per vivere meglio, occorre dosare fino a dove si può essere completamente sinceri, considerando che il silenzio potrebbe trasformarsi più in un atto d’amore che di disagio, soprattutto quando potrebbe servire a salvare ciò che di realmente importante ci circonda.
L’impianto di questo particolare atto scenico, nato in teatro per testare i personaggi prima delle riprese cinematografiche e tornato sulla scena, data la sua piena adattabilità alla formula teatrale, è perfetto: una macchina da guerra che scava nell’ipocrisia della Società prima che nei personaggi stessi, svelando tutte  le “anomalie”, le apparenze ingannevoli, di due stili di vita che sembrano diversi e lontani, ma si infrangono presto sull’impervio cammino della quotidianità.
Due ore appassionate, dove si ride, ma spesso con amarezza, su vizi e virtù che appartengono un po’ a tutti noi. Uno specchio impietoso che dà assai da pensare: forse anche a noi stessi occorrerebbe mentire… a volte?

Una chicca poetica? il pesciolino rosso e i suoi “pensieri” che accompagnano alcuni momenti salienti della piéce e suggelleranno romanticamente il finale .

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