La Vukotic a Passaggi con un testo che le regalò Paolo Poli

La protagonista di sabato 29 giugno, dell’evento di Passaggi Festival dedicato alle letture e conversazioni con grandi attori, è Milena Vukotic che, alle 23 alla chiesa di San Francesco, leggerà “La Storia” di Elsa Morante e converserà con Lorenzo Pavolini di Rai 3. Quella della Vukotic è una carriera ricca di successi che ha attraversato il cinema, il teatro e televisione, con soavità, leggerezza e classe. Vincitrice di un Nastro d’argento e più volte candidata al David di Donatello, la Vukotic è stata diretta dai più grandi registi dello spettacolo italiano e non solo. È molto curiosa di conoscere Fano, perché gliel’hanno descritta come molto suggestiva.

Per Passaggi ha scelto un testo di Elsa Morante: come mai?

«L’ho scelto insieme a Pavolini: l’ho letto molti anni fa e me lo regalò Paolo Poli, un grandissimo mio amico intimo e assoluto. È un modo per ricordarlo, per ricordare le belle e forti emozioni vissute insieme, molto importanti per me».

Quali le sue letture preferite?

«Tempo ne ho pochissimo perché tutte le volte che lavoro cerco di leggere e approfondire quello che sto elaborando. L’ultimo libro che ho comprato è quello di Alessandra Sarchi “La felicità delle immagini e il peso delle parole” che mi interessava e mi ha colpito molto. Ad agosto leggerò delle poesie inedite di Moravia e ho iniziato a rileggere anche lui. Mi affascinano molto le biografie».

Una vita tra teatro e cinema: come si coniugano lavoro e passione?

«Se c’è amore per quello che si fa non si sente il peso del lavoro, la fatica. Quando si ama qualcosa in maniera profonda non si avverte la difficoltà di coniugare il tutto perché è più forte lo slancio, il piacere, rispetto a qualsiasi sforzo. Interpretare comporta anche un grande lavoro di introspezione e questo fa molto bene».

La famiglia conta molto?

«Per me ha contato: vengo da una famiglia di artisti e sono sempre stata educata all’insegna della musica e del teatro che sono cresciute dentro di me in modo naturale. Iniziai persino a fare danza: ero piccola e magra e mi dicevano pure che avevo talento, ma poi ho scelto di prendere un’altra strada».

Come ha rivolto, in questi anni, le sue scelte, cinematografiche e teatrali?

«Prima di tutto dai copioni, letti tutti fino in fondo. Sono molto attratta spasmodicamente dal cinema, anche come spettatore, ma una volta che sono dentro, quando decido di affrontare una produzione mi innamoro di quello che faccio, che sia cinema, teatro o tv».

Quale la sua interpretazione più emozionante e quale invece non avrebbe mai voluto fare?

«Difficile che mi penta di qualcosa, per quello che stavamo dicendo ora. Non credo sia successo molto spesso, anzi non me ne ricordo proprio. Mi ricordo invece di qualcosa che mi ha particolarmente colpito ed è stato uno spettacolo teatrale dove affrontavo 3 monologhi di Beckett, con la regia di Mario Morini. Fu un’occasione per approfondire ancor di più un autore così affascinante. Ma devo dire che ho avuto la fortuna di provare sempre molte emozioni, anche diverse, per autori che si scoprono o riscoprono: ognuno ti dà un arricchimento e ti lascia un segno, profondo».

 

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